“Nello scritto sulla “Revue” dell’ottobre 1850, Marx ed Engels passano ad occuparsi dell’America: “il fatto più importante che si è qui verificato, più importante ancora  della rivoluzione di febbraio, è la scoperta delle miniere d’oro in California. Già ora, dopo solo diciotto mesi, è possibile prevedere che essa avrà conseguenze ancor più grandiose che non la stessa scoperta dell’America… Una costa di trenta gradi di latitudine, una delle zone più fertili e belle del mondo, finora praticamente disabitata, va trasformandosi a vista d’occhio in una paese ricco e civilizzato, densamente popolato da gente di tutte le razze, dallo yankee al cinese, dal negro all’indiano al malese, dal creolo al meticcio all’europeo. L’oro californiano si riversa a fiumi sull’America e sulla costa asiatica dell’oceano Pacifico e trascina gli indocili popoli barbarici nel commercio mondiale, nella civiltà. Per la seconda volta il commercio mondiale subisce un colpo di timone”. Dopo aver previsto, con impressionante lungimiranza, il ruolo della California nello sviluppo del mercato americano e di quello asiatico, Marx ed Engels scrivono che “ben presto” New York e San Francisco soppianteranno Londra e Liverpool quali “empori del commercio mondiale”. Dicono di più: “Il fulcro del traffico mondiale – nel medioevo l’Italia, nell’epoca moderna l’Inghilterra – sarà ora la metà meridionale della penisola nordamericana. (…)”. [Arrigo Cervetto, La difficile questione dei tempi, 1990]

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