“Alla socialdemocrazia Engels aveva dato importanti indicazioni per la politica agraria, in generale e per le controversie allora esistenti nel partito in particolare. Egli partiva dal punto di vista di classe e da una concreta analisi delle classi. Spiegava ai dirigenti del partito che essi non potevano trattare allo stesso modo i diversi ceti agricoli, ma che dovevano distinguere. Consigliava di rivolgersi soltanto ai contadini piccoli proprietari che lavoravano in proprio; inoltre richiamava l’attenzione dei compagni tedeschi sui braccianti, quasi dimenticati accanto ai contadini e che secondo lui andavano conquistati prima di tutti gli altri. Engels sviluppava inoltre un’alternativa all’agitazione agraria “proletaria” conforme al programma di Erfurt e a quella “riformistica” di Vollmar e dei francesi. Il partito non doveva dare solo speranze per il futuro ai contadini piccoli proprietari, bensì doveva far loro già adesso delle concessioni tattiche, senza però promettere di salvare la proprietà che avevano sotto il capitalismo. Engels si esprimeva in qualità di coautore e tutore della dottrina quando decise: chi sostiene la tutela dei contadini nel senso di un mantenimento dei contadini singoli non è marxista: marxista è unicamente chi mantiene anche nella politica agraria il punto di vista di classe. Scopo della tutela marxista dei contadini era la ‘conquista del potere politico’, non la garanzia dell’economia contadina. Engels impegnava la socialdemocrazia internazionale all’agitazione agraria soprattutto perché le classi contadine vicine ai proletari dell’industria dovevano essere conquistate per condurle poi alla lotta come alleate e soddisfare così una condizione del crollo del capitalismo. Completamente nuova in tale contesto era l’idea che l’inarrestabile rovina delle masse contadine inasprisse i contrasti di classe nelle campagne e liberasse così anche delle potenzialità rivoluzionarie che avrebbero potuto essere utilizzate per la conquista socialista del potere. Tutta la precedente agitazione agraria a partire da Halle, dalla Francia fino alla Romania, dal programma di Erfurt a quello di Nantes, aveva ‘un’ denominatore comune: conquistare le masse degli ‘elettori’ nelle campagne. Engels invece considerava le campagne non solo come un serbatoio di voti socialdemocratici, ma affidava direttamente agli abitanti delle campagne una funzione nella conquista del potere. Questa era secondo lui non ‘solo’ possibile attraverso la via legale-parlamentare, ma comprendeva ‘anche’ la rivoluzione, cioè il rovesciamento violento. Nonostante la sua consapevole partiticità Engels non si immischiò nelle contese personali fra Bebel e Vollmar. Egli voleva intervenire “solo oggettivamente” e “tralasciare completamente le persone. Altrimenti si dirà di nuovo che io voglio guidare il partito dall’esterno” (13). (…) Kautsky ritrovò la sua sicurezza dopo aver ricevuto e letto velocemente il saggio di Engels il 24 novembre 1894. Esso lo “rassicurò” sul fatto che Engels non contraddiceva il suo articolo diretto contro Ledebour e già stampato – ciò che sarebbe stato per Kautsky “doppiamente spiacevole ora”. Egli intendeva respingere gli attacchi di Ledebour, ma anche ricondurre la controversia sul “terreno dei fatti” (16). Il saggio di Kautsky ‘Il programma di Erfurt e l’agitazione agraria’ (‘Der Erfurter Programm und die Landagitation’) (17) si rivelò essere una raccolta di citazioni tratte dal suo commento di Erfurt con scarse spiegazioni”. (…) L’offensiva teorica di Engels, Bebel e Kautsky costituì il punto di svolta della controversia di partito. Essa colpiva il fianco debole dei bavaresi, che fino allora si erano sì affermati e avevano dato buona prova politicamente, ma erano piuttosto deboli dal punto di vista teorico. Dopo che Engels aveva respinto in nome del marxismo la loro politica agraria, il barometro degli stati d’animo del partito propendeva sempre più chiaramente per Bebel. Vollmar era un uomo pratico, ma non un teorico in grado di poter confutare Engels” (pag 147-150) [Hans Lehmann, ‘Il dibattito sulla questione agraria nella socialdemocrazia tedesca e internazionale. Dal marxismo al revisionismo e al bolscevismo’, Feltrinelli, Milano, 1977] [(13) Engels a Kautsky il 22 novembre 1894, p. 415; .. (16) Kautsky a Engels il 23 e 24 novembre 1894, pp. 415, sgg, 417; (17) NZ 13, 1894-95, I, pp. 278 sgg.]