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“Un primo, lontano bilancio sulla Comune e la sua irradiazione internazionale è stato ratta nel fascicolo speciale della «International review of social history» coordinato da Jacques Rougerie e uscito in occasione del centenario (4), molto presente nel dibattito italiano. Robert mette a confronto e in qualche misura contrappone la tesi “marxista” riassunta nel volume coordinato da Jean Bruhat, Jean Dautry e Emile Thersen (5) in vista del centenario «à la limite de l’histoire et du politique» (6) con quella esposta in molte ricerche successive soprattutto degli anni ’70, inaugurate da quelle pionieristiche di Jacques Rougerie (7). Allievo di Ernest Labrousse, Rougerie «non era estraneo al marxismo» ma se ne discostava – secondo Robert – nella sua interpretazione della Comune come una rivoluzione “democratica e sociale”, repubblicana, con una composizione sociale complessa, espressione del resto, di uno sviluppo capitalistico incompleto, “a isole”, debitore della politica imperiale. Si potrebbe anche sostenere che la tesi “dell’alba” segue le posizioni espresse con intenzioni strettamente politiche e nel contesto delle divisioni emerse nella direzione dell’Internazionale dei Lavoratori da Marx e in seguito da Engels, mentre la tesi “del tramonto” applicava piuttosto il metodo di analisi marxiano della relazione non monocausale ma comunque stretta fra composizione di classe (8) e culture e comportamenti politici. Tutti gli storici della Comune si devono confrontare con una ricca storiografia e con le sue molteplici interpretazioni. (…). Ma il suo principale interlocutore critico di Robert nella sua opera è Robert Tombs (10), un autore non entrato nel dibattito italiano e che ha dedicato al tema un volume di cui con estrema finezza Robert coglie il limite in un uso troppo fiducioso degli archivi processuali dei tribunali militari: davanti a questi non tutti i comunardi ebbero il comportamento sacrificale di Louise Michel, disposta ad assumersi persino responsabilità di fatti non commessi. Tombs ripropone l’interpretazione della Comune come “tramonto” delle rivoluzioni sociali del XIX secolo ma anche come momento di “deviazione” (11) da un percorso, dalla «festa imperiale» (12) a una repubblica liberale, il cui migliore interprete sarebbe stato Adolphe Thiers. Una lettura più politologica che storica, che non tiene conto della complessa relazione fra la III Repubblica e la memoria della Comune i cui protagonisti (meno probabilmente le idee) rientrano del resto dopo pochi anni nella politica francese con le amnistie inaugurate nel 1879 e soprattutto decretate nel 1880. La posizione letteralmente ambigua di Georges Clemenceau, il suo impegno per l’amnistia, la sua presenza al ritorno in Francia di Louise Michel attestano la complessa relazione fra la III Repubblica e il suo esordio ribelle. Un altro aspetto da sottolineare nell’opera di Robert è la ricchezza delle fonti utilizzate, che colpisce dato che la bibliografia sul tema è vastissima e anche molti archivi a disposizione sono noti” (pag 144-145) [Maria Grazia Meriggi, ‘La Comune di Parigi: un rivelatore sociale di lungo periodo’, ‘Passato e presente’, Firenze, n. 124, 2025] [(4) 1871: jalons pour une histoire de la Commune de Paris, direction de J. Rougerie, collaboration de T. Haan, G. Haupt, M. Molnar, IRSH, 1972, n. 17; (5) ‘La Commune de 1871′, Editions Sociales, Paris, 1970; (6) J.L. Robert, Nouvelle histoire, cit., vol. I, p. 15; (7) Procès des communards’, présenté par J. Rougerie, Julliard, Paris, 1964; J. Rougerie, ‘Paris libre 1871’, Éditions du Seuil, Paris, 1971; (8) Devo precisare tuttavia che il termine «composizione di classe» non è mai usato da Jean-Louis Robert; … (10) R. Tombs, ‘Paris bivouac des révolutions. La Commune de 1871, Libertalia, Paris. 2014; (11) J.L. Robert, Nouvelle histoire’, cit., vol. I, pp. 17 ss; (12) «Festa imperiale» è l’espressione usata, felicemente, da A. Plessis, ‘Nouvelle histoire de la France contemporaine. De la fête impériale an mur des fédérés 1852-1871, vol. 9, Éditions du Seuil, Paris, 1973 e 1979, che così definì il regime di Napoleone III, pensando soprattutto all’intenso dinamismo economico di quel ventennio. Plessis faceva il punto di una rilettura approfondita delle realtà economiche e sociali del II Impero inaugurata proprio in quegli anni. L’espressione si applica anche ai facili arricchimenti e ai privilegi distribuiti dal regime napoleonico, stigmatizzati dai comunardi e dai loro sostenitori]