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“(…) Il problema del «ricambio organico con la natura» è dunque per Weber politico ancor prima che economico, mentre per Marx è vero – come si è visto – il contrario, restando l’aspetto politico sussunto all’interno di quello economico. Questa differenza, che ha appunto carattere sociologico-politico è importante in questa sede: se entrambi gli autori lamentano che il processo di produzione padroneggia gli uomini in un ordinamento economico-politico capitalistico, Marx e Weber propongono soluzioni interamente diverse, conformi tuttavia all’impostazione ideologica e sociologica di ciascun autore. Marx sostiene che gli uomini cesseranno di essere dominati dagli oggetti, e in definitiva quindi dal loro ambiente naturale e sociale solo dopo aver superato ed eliminato il modo di produzione capitalistico; resta tuttavia aperto in tal caso il problema poltico dei modi con cui si costituirebbe ed eserciterebbe il potere legittimo, in un ordinamento socialista. Weber ritiene invece inevitabile in ampia misura la «strapotente costrizione» di «quel potente ordinamento economico moderno, legato ai presupposti tecnici ed economici della produzione meccanica», a causa del quale «i beni esteriori di questo mondo» hanno acquistato «una forza sempre più grande nella storia». Diversamente da Marx, inoltre egli individua i presupposti per una riduzione di tale costrizione in un ordinamento economico-politico che sia sì capitalistico nelle istituzioni economiche (l’impresa ed il mercato), ma al tempo stesso liberal-progressista nelle istituzioni politiche (partiti, sindacati, ed altre forze politiche e sociali, in una situazione di controllo reciproco ed equilibrio) (67). La distinzione tra potere politico e potere sociale è perciò ben presente in Weber. La costrizione della produzione meccanica è in definitiva esercitata – afferma Weber concordemente con Marx – non dalle cose, ma dagli uomini. Da questa constatazione, Weber, come Marx – prende le mosse per un progetto di riforma politico-sociale, dove tuttavia – a differenza di Marx – l’alternativa socialista è respinta – prescindendo da obiezioni economiche – proprio in base alla mancata soluzione del problema del potere politico, non a caso, è a Weber, non a Lenin, che dobbiamo una sociologia del potere politico socialista (68), integrata da una sociologia e da un modello teorico-ideologico del potere politico liberal-capitalistico” (pag 82-83) [Sandro Segre, ‘Natura e agire sociale in Marx e Weber’, ‘La Critica Sociologica’, Roma, n. 67, autunno 1983] [(67) Per maggiori ragguagli a questo proposito, che non è qui il caso di fornire, mi si consenta di rinviare al mio lavoro: ‘Riforme istituzionali e teoria politica in Max Weber, “Il Politico”, n. 1, 1992, pp. 6-35; (68) Sull’argomento si vedano: N. Bobbio, Quale socialismo?, op. cit., pp. 34-36; E. Ripepe, ‘Note su Stato e rivoluzione’, in “I conti col marxismo’, op.cit., pp. 203-255, E. Olin Wright, ‘To Control or to Smash Bureaucracy: Weber and Lenin on Politics, the State, and Bureaucracy’, “Berkeley Journal of Sociology”, n. 19, 1974, pp. 69-108. La sociologia weberiana di un potere politico socialista è delineata nei ‘Gesammelte Politische Schriften’, op. cit., pp. 321-322. Per una valutazione critica si veda D. Beetham, ‘Max Weber and the Theor of Modern Politics’, London, Allen & Unwin, 1974, pp. 88-89]