“Dopo oltre vent’anni dall’uscita di quest’opera (1), che è un vero e proprio «studio comparativo sul potere assoluto» possiamo dire, innanzitutto, che essa rappresenta un contributo di cui non si può più fare a meno «per comprendere la situazione mondiale», alla cui conoscenza avevano offerto elementi di giudizio di rilevanza determinante sia Marx che Lenin. Partendo dalle analisi di entrambi questi due pensatori e sviluppandole con un repertorio storico-politico di amplissima portata, Wittfogel, ormai universalmente noto come il teorizzatore della «società idraulica», giunge a una conclusione che «è considerata folle e, da un punto di vista marxista, scorretta». Ciò perché gli ideologi comunisti hanno lungamento tenuto celato sia la concezione marxista del modo di produzione asiatico, sia la teoria di Marx sulle condizioni semiasiatiche della Russia, sia quella di Lenin sulla «restaurazione asiatica» in Russia. Quello che Wittfogel definisce il concetto «inquietante» della restaurazione asiatica è, a suo giudizio, presente in Lenin fin dal tempo della polemica con Plechanov del 1906, per giungere ad attuazione pratica con la rivoluzione del 1917. In sostanza, di fronte al dilemma posto dalla considerazione marxiana della Russia come società «semiasiatica», per cui si poteva procedere o nella direzione della sua occidentalizzazione o nella direzione di una totale asiatizzazione di essa, Lenin finì in pratica per scegliere la seconda strada, cioè la strada del dispotismo orientale integrale. È questo il «terribile segreto della rivoluzione che Lenin desiderò e realizzò»: segreto perché esso non poteva essere rivelato, altrimenti il comunismo sovietico avrebbe perso la presa che sul proletariato mondiale aveva il mito della rivoluzione «per» il socialismo, una volta disvelato e demistificato il carattere dispotico e «socialmente» immutato della Russia sovietica come società asiatica. Il carattere di staticità e immutabilità socio-istituzionale delle società asiatiche risiede infatti nel conferimento a questo sistema di una «facoltà eccezionale di perpetuare se stesso (‘Unveränderlicheit’). L’individuazione dello schema della rivoluzione leninista come modello di restaurazione globale dei caratteri asiatici della società sovietica riposa sulla distinzione fondamentale tra civiltà orientale e civiltà occidentale. Si tratta di una distinzione insieme storica e geoeconomica. L’attribuzione del carattere orientale connota l’esperienza di quelle società nelle quali la scarsità e la dispersione delle risorse e delle energie, la difficoltà di collegamento tra i territori, hanno postulato l’esistenza di un potere centralizzato, fondato innanzitutto sul controllo delle acque, quale fonte di approvvigionamento idrico e di irrigazione, cioè di una «infrastruttura» essenziale nello sviluppo agricolo primitivo. La ristrettezza delle energie produttive e dei mezzi di produzione in queste «società idrauliche» ha fornito la base oggettiva su cui hanno gettato le loro fondamenta il sistema del dispotismo statale e un «modo di produzione asiatico» nel quale la presenza dello Stato ha assunto una funzione essenziale. Risponde al vero questa ricostruzione del rapporto storico e geoeconomico tra dispotismo e Oriente compiuta da Wittfogel? Tutte le distinzioni crono-storiche peccano di semplificazione (del resto l’analisi di Wittfogel ha origine da taluni frettolosi scritti di Marx) ma a mio avviso esiste un notevole grado di verità in Wittfogel, tenuto conto delle variabili storiche. (…) Che le società asiatiche presentino una forte centralizzazione, forme di macroeconomia, e che tutto ciò abbia influenzato le stesse società nel corso della storia, è senz’altro vero. Ciò si osserva in Russia, in Cina, in Mongolia, in Giappone, sebbene si debba tener conto, a proposito di quest’ultimo paese, come già scrivevano Marx ed Engels, che talune società asiatiche hanno ricevuto l’influenza della colonizzazione occidentale. (…)” [Antonio Landolfi, ‘Lenin e il dispotismo orientale’, Mondo Operaio, Roma, n. 1, gennaio 1981] [(1) Karl Wittfogel, ‘Il dispotismo orientale’, Sugarco, Milano, 1981, nuova edizione, con prefazione dello stesso autore, collana Argomenti]