“Marx stesso non usò mai l’espressione «falsa coscienza» che va attribuita invece al suo collaboratore Friedrich Engels. In una lettera del 1893 a Franz Mehring, Engels parla dell’ideologia come di un processo di falsa coscienza poiché «le vere motivazioni che spingono [l’agente] gli restano ignote, altrimenti non si tratterebbe affatto di un processo ideologico: egli immagina dunque motivazioni false o apparenti». Qui l’ideologia non è che razionalizzazione, una specie di doppia motivazione in cui il significato apparente serve a escludere dalla coscienza del soggetto il vero scopo. Forse non deve sorprendere che questa definizione dell’ideologia sia stata formulata al tempo di Freud. Come ha sostenuto Joe McCarney, la falsità qui in gioco è questione di autoinganno, non di mancata comprensione del mondo (24). Non c’è motivo di supporre che ciò in cui si crede a livello superficiale comporti necessariamente una falsità empirica, o che sia in qualsivoglia senso «irreale». (…) Nella sua lettera, Engels procede aggiungendo il ben noto codicillo dell’ ‘Ideologia tedesca’ sul pensiero «autonomo»; ma non è affatto chiaro perché tutti coloro che si ingannano circa le proprie motivazioni debbano essere vittime di una ingenua fede nel «pensiero puro». Ciò che Engels vuole dire è che nel processo di razionalizzazione la vera motivazione sta a quella apparente come il «processo reale di vita» sta all’idea illusoria del modello precedente. Ma in quel modello, le idee in questione spesso erano anche false «in sé», illusioni metafisiche separate dalla realtà, mentre nella razionalizzazione la motivazione apparente può anche essere vera. Verso la fine del XIX secolo, nel periodo della Seconda Internazionale, l’ideologia mantiene il significato di falsa coscienza, in contrasto con un «socialismo scientifico» che ha scoperto le vere leggi dello sviluppo storico. L’ideologia, secondo Engels nell’ ‘Antidühring’, può dunque essere considerata la «deduzione della realtà non da se stessa ma da un concetto» (25), una formulazione di cui è difficile cogliere il senso. Ai margini di questa nozione specifica si profila tuttavia un significato più ampio dell’ideologia, intesa come qualsiasi tipo di pensiero socialmente determinato, una definizione davvero troppo elastica per poter essere effettivamente utile. Per il Marx dell’ ‘Ideologia tedesca’, tutto il pensiero è socialmente determinato, ma l’ideologia è il pensiero che nega questa determinazione, o piuttosto il pensiero tanto socialmente determinato da negare le proprie stesse determinazioni. Ma in questo periodo sta anche nascendo una nuova corrente, che attinge dall’ultimo Marx il significato di ideologia come forme mentali entro cui uomini e donne disputano i propri conflitti sociali, e che comincia dunque a parlare audacemente di «ideologia socialista», espressione che per l”Ideologia tedesca’ sarebbe stata un ossimoro. Il marxista revisionista Eduard Bernstein fu il primo a definire il marxismo stesso un’ideologia, e nel ‘Che fare?’ Lenin dirà: «la ‘sola’ scelta è tra borghesia e ideologia socialista». Il socialismo, scrive Lenin, è «l’ideologia della lotta della classe proletaria», ma con ciò non vuole dire che il socialismo è l’espressione spontanea della coscienza proletaria. Al contrario, «nella lotta di classe del proletariato, che si sviluppa spontaneamente, come una forza di natura, sulla base dei rapporti capitalistici, il socialismo è ‘introdotto’ dagli ideologi» (26). In breve, ora l’ideologia si identifica con la teoria scientifica del materialismo storico, il cerchio si chiude e si ritorna ai ‘philosophes’ dell’Illuminismo. L’«ideologo» non é più chi brancola nella falsa coscienza, ma proprio il contrario, l’analista scientifico delle leggi fondamentali della società e delle sue produzioni di pensiero. La situazione, insomma, è ora del tutto confusa. Ideologia adesso significa al tempo stesso falsa coscienza (Engels), tutto il pensiero socialmente condizionato (Plechanov), la crociata politica del socialismo (Lenin). Non è difficile capire come questa confusione abbia avuto origine. In effetti nasce dall’equivoco, già notato nell’opera di Marx tra ideologia come illusione e ideologia come corazza intellettuale di una classe sociale. (…)” (pag 124-126) [Terry Eagleton, ‘Che cos’è l’ideologia’, Il Saggiatore editore, Milano, 1993] [(24) J. McCarney, ‘The Real Wall of Ideology’, Brighton, 1980, p. 95; (25) F. Engels, ‘Antidühring’, Roma, 1985; (26) V.I. Lenin, ‘Che fare?’, Torino, 1971]
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- Articolo pubblicato:15 Agosto 2026
