“A tener conto di tutto ciò, il movimento antinapoleonico che culminò nella cosiddetta «battaglia dei popoli» di Lipsia del 1813 fu una vicenda gravida di equivoci, ben lontana dall’esser quella gloriosa sollevazione nazionale unitaria in nome della «libertà tedesca» che la storiografia bismarckiano- imperiale cercò poi di accreditare. Notevoli componenti popolari confusamente libertarie confluirono senza dubbio nel movimento, il quale anzi soltanto grazie a quell’apporto divenne materialmente possibile; ma accanto ad esse stavano i lucidi programmi reazionari dell’aristocrazia feudale, già in precedenza alleata a Napoleone nella misura in cui le conveniva per salvaguardare i propri privilegi e ora ben decisa, con parole d’ordine che si appellavano a un sentimento nazionale conculcato dall’occupazione straniera e con vaghe promesse di una antica «libertà germanica», a far combattere i sudditi per la restaurazione dell’ordinamento feudale. Fu dunque un movimento che portava l’«impronta di una rigenerazione accoppiata alla reazione» (49), un movimento egemonizzato dai vecchi centri di potere, mentre la borghesia, che già aveva demandato ad essi, di fatto, l’esercizio del potere politico, si trovò confermata nella sua imponente posizione subalterna cui corrispondeva puntualmente un’ideologia altrettanto piccolo-borghese. Marx ebbe a riassumerla in questi termini: «I borghesi tedeschi, che inveivano contro Napoleone perché li costringeva a bere cicoria e turbava la pubblica quiete con gli acquartieramenti e la coscrizione, sprecarono tutto il loro odio morale contro di lui e tutta la loro ammirazione per l’Inghilterra, mentre Napoleone rendeva loro i maggiori servigi spazzando dalle stalle d’Augia tedesche e stabilendo comunicazioni più civili e gli inglesi si limitavano ad aspettare l’occasione per sfruttarli ‘à tort et à travers’ (…). Fra queste vaghe illusioni era perfettamente logico che i ceti privilegiati nell’illusione, gli ideologi, i maestri di scuola, gli studenti, i soci del ‘Tugendbund’ (50), assumessero un’aria di grande importanza e dessero un’espressione analoga e ridondante alle vaghe fantasticherie e alla mancanza di interessi» (51). Al Congresso di Vienna le «stalle d’Augia» tedesche vennero sollecitamente ripristinate, appena ammodernate quel tanto che corrispondeva agli interessi delle grandi potenze e ai rapporti di forza fra i sovrani e i principi locali. A immediata smentita della propaganda di unità nazionale che aveva influito in rilevante misura sulla guerra di liberazione, l’ ‘Atto federale tedesco’ dell’8 giugno 1815 (52) divise la Germania, a parte i territori prussiani e i possedimenti austriaci, danesi e olandesi, in quattro regni, un elettorato, sei granducati, quattordici ducati e principati di varie dimensioni e quattro «città imperiali» (Brema, Amburgo, Lubecca, Francoforte). Parallelamente il problema di trovare una forma politica comune a questo conglomerato di Stati la cui estensione variava dalle tre miglia quadrate alle cinquemila e la cui popolazione andava dai seimila abitanti ai dieci milioni, venne risolto nel modo più acconcio al trionfo del legittimismo feudale cioè con l’affossamento delle promesse sulla reintroduzione dell’antica «libertà germanica» ripetute da Metternich ancora nel 1814 (53)” (pag 29-30) [Wilhelm von Humboldt, ‘Stato società e storia’, Editori Riuniti, Roma, 1974] [(49) K. Marx, ‘Das revolutionäre Spanien’, in K. Marx F. Engels, ‘Werke’, (Mew), Berlin, 1956 sgg., v. X, p. 444; (50) Marx allude alla Lega della virtù, una società segreta sorta in Prussia nel 1808, il cui programma era, fra l’altro, di destare sentimenti patriottici e di incitare alla lotta di liberazione contro l’occupazione francese; (51) ‘L’ideologia tedesca’, in K. Marx – F. Engels, Opere, cit., v. V, p. 190; (52) Cfr. il testo dell’ ‘Atto’ nella raccolta di documenti ‘Der Wiener Kongress, 1814-15. Die neuordnung Europas’, a cura di H.D. Dyroff, München, 1966, pp. 130-137; (53) In una sua dichiarazione del 22 novembre secondo cui, per quanto riguardava la Germania, lo scopo della coalizione antinapoleonica era «la reintegrazione della libertà e costituzione tedesche con determinate modalità»: cfr. Welcker, la voce «Diritto statuale tedesco» dello Staatslexikon’, cit., v. IV, 3, Altona, 1841, 2, p. 340]
- Categoria dell'articolo:Nuove Accessioni
- Articolo pubblicato:17 Luglio 2026
