“Il principio dell’istruzione politecnica fu l’elemento più discusso nel corso delle riforme dell’istruzione sovietica e non solamente degli anni Venti. Proposto costantemente dalle opere marxiste, dai ‘Principi del Comunismo’ (1847) di Engels alla ‘Critica al Programma di Gotha’ (1875) di Marx, esso contribuiva all’instaurazione di una società comunista che aveva come fine quello “di eliminare proprietà privata, divisione del lavoro, sfruttamento e unilateralità dell’uomo, per pervenire a un pieno sviluppo delle forze produttive e al recupero dell’onnilateralità” (7). Le ricostruzioni di Manacorda permettono di capire che la sua definizione e il suo contenuto vennero recepiti quasi integralmente da Lenin a livello teorico, ma che il sistema educativo post-rivoluzionario non era adeguato per la realizzazione di questo progetto. Nel § 18 dei ‘Principi del comunismo’ l’istruzione politecnica veniva definita come “l’unione di istruzione e lavoro di fabbrica”, e, accompagnata da forme collettive e statali di educazione e di vita infantile, avrebbe favorito l’avvento della nuova società (8). Infatti, l’unione dell’istruzione (pubblica e gratuita) col lavoro produttivo dei bambini divenne una delle idee fondamentali della pedagogia marxiana e venne adottata anche da Marx nel ‘Manifesto’ (1848) – che eliminava invece i principi della “pluriprofessionalità” e dello sviluppo onnilaterale degli uomini (9). Successivamente, le ‘Istruzioni ai delegati’ per il I Congresso dell’Associazione internazionale dei lavoratori (1866) specificarono il contenuto di quella che sarebbe stata definita l’istruzione politecnica vera e propria da Lenin. Questa era costituita di tre elementi: istruzione intellettuale, educazione fisica e istruzione tecnologica nel suo aspetto pratico e teorico da impartire ai bambini e agli adolescenti dal 9 ai 17 anni di età (suddivisi in tre classi). Benché il lavoro notturno e i mestieri dannosi per la salute avrebbero dovuto essere proibiti, era proprio il lavoro dei ragazzi che avrebbe provveduto a mantenere le scuole politecniche (10). Nel ‘Manifesto’ l’istruzione tecnologica, che non sostituiva l’istruzione intellettuale tradizionale, venne esplicitamente connotata di un aspetto teorico e pratico, l’uno e l’altro volti ad abbracciare omnilateralmente i fondamenti scientifici di tutti i processi di produzione e gli aspetti pratici di tutti i mestieri (11). L’esigenza dell’istruzione tecnologica, teorica e pratica, venne espressa anche nel ‘Capitale’. Nella ‘Critica al Programma di Gotha’ (1875) Marx chiedeva anche un’istruzione generale obbligatoria gratuita, uguale per tutti e quindi mista, indipendente dallo Stato e dalla Chiesa” [Dorena Caroli, ‘L’educazione dell'”uomo nuovo” in Urss (1928-1932)’] [(in) ‘L’educazione dell’uomo completo. Scritti in onore di Mario Alighiero Manacorda’, a cura di Angelo Semeraro, 2001] [(7) M.A. Manacorda, Marx e la pedagogia moderna, cit., pp.5-25; (8) (9) (10) (11) p.6 p.9 pp.14-15 p.16]

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