“Partendo dal dualismo austro-prussiano, la questione, i dibattiti, le attività politiche concernenti il Risorgimento italiano diventavano essenziali per comprendere i termini del Risorgimento tedesco, con i patrioti e i nazionalisti divisi tra fautori della Grande Germania, che puntavano su un potente Stato mitteleuropeo sottratto all’egemonia dell’impero asburgico ma a esso correlato, e i più realisti sostenitori della Piccola Germania, liberali ma anche bismarckiani, che giudicavano importante uno Stato nazionale tedesco e non erano affatto interessati al dominio austriaco nell’Italia settentrionale. La discussione fu particolarmente vivace dopo l’armistizio di Villafranca di Verona (luglio 1859) ed ebbe implicitamente al suo centro limiti e successi dell’unificazione nazionale italiana (55). E, ad esempio, su Marx ed Engels non poco influirono le opinioni antibonapartiste che Becker manifestava sia a loro sia a Garibaldi (56). Le imprese di Garibaldi divennero quindi un modello, più che non un mito, per i rivoluzionari e i patrioti europei. Sebbene con punti di vista diversi se non opposti, Marx e Lassalle videro in Garibaldi il «rivoluzionario», che avrebbe potuto circoscrivere il potere espansionistico dei «piemontesi» e si sarebbe opposto al cesarismo di Napoleone III. Marx riteneva che impegno specifico di Garibaldi fosse soprattutto quello di liberare la «causa italiana dalla partecipazione di Bonaparte», e allora «tutte le questioni controverse ‘in seno al partito rivoluzionario» sarebbero finite (57). Lassalle accentuava invece il discorso sulla rivoluzione nazionale e asseriva che, grazie a Garibaldi, il «partito rivoluzionario» si stava costantemente affermando e otteneva «prestigio, favore popolare e indipendenza», talché diventava dubbio che il potere (la ‘stella’) di Vittorio Emanuele II fosse in grado di «sopravanzare» il medesimo partito rivoluzionario» (58). D’altra parte, anche Bismarck, che pur non apprezzava il generale, cercò di avviare contatti con lui attraverso vie diplomatiche dopo il 1867, nel quadro dei suoi progetti e della prospettiva della sua politica di forza per l’unificazione nazionale germanica (59)” (pag 128-129) [Gian Mario Bravo, ‘Garibaldi. Dibattito e politica nel risorgimento tedesco’ (in) AaVv, ‘Garibaldi nel pensiero politico europeo. Atti del Convegno di studi nel Bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi (Genova 20-22 settembre 2007)’, CTE, Firenze, 2010] [(55) Il dibattito politico e militare è stato ricostruito da F. Della Peruta, ‘Democrazia e socialismo nel Risorgimento, cit. specie nelle pp. 171-287, dove sono analizzate anche le posizioni di Marx, di Engels e di Lassalle; (56) Cfr. le già menzionate lettere di Becker a Garibaldi, pubblicate da Della Peruta, ivi, pp. 378-386; (57) Cfr Lettera di Marx a Lassalle, 15 settembre 1860, in K. Marx F. Engels, Opere, Lettere, cit., vol. XLI, p. 614; (58) Lettera di Lassalle a Marx, 11 settembre 1860, in F. Lassalle, ‘Nachgelassene Briefe uind Schriften, a cura di Gustav Mayer, Stuttgart, Berlin, Deutscher Verlags-Anstalt, 1923, vol. III, pp. 321-322, ripresa da Della Peruta, ‘Democrazia e socialismo nel Risorgimento’, cit., pp. 235-236; (59) La pagine che segue è fondata sul saggio di J. Petersen, ‘Garibaldi und Deutschland, 1870-71, in J. Petersen, Italienbilder – Deutschlandbilder’, cit., pp. 120-139]