“Il giudizio di Engels sull’importanza dell’opera darwiniana (297), giudizio formulato del resto con grande acume nemmeno venti giorni dopo l’uscita del volume, verrà condiviso in toto anche da Marx un anno dopo, non appena anch’egli avrà avuto modo di leggere ‘The origin of species by means of natural selection’ e di definirlo «il libro che contiene i fondamenti storico-naturali del nostro modo di vedere» (298). Un mese dopo circa, scrivendo a Lassalle, Marx ritornerà sul significato del volume per la sua interpretazione della società, esprimendo in sostanza una duplice valutazione sul lavoro del grande naturalista inglese. In primo luogo, lo studio di Darwin è importante «als naturwissenschaftliche Unterlage des geschichtlichen klassenkampfes». In secondo luogo, a parte «die grob englische Manner der Entwicklung» presente a suo avviso nel testo darwiniano, «ist hier zuerst der “Teleologie” in der Naturwissenschaft nicht nur der Todestoß gegeben, sonders der rationelle Sinn derselben empirisch auseinandergelegt» (299). L’opinione di Marx, per quanto riguarda il metodo darwiniano e la teleologia, coincide dunque completamente con quella di Engels. Di suo Marx aggiunge la particolare sottolineatura del presunto «fondamento scientifico» dato da Darwin alla lotta di classe (300). Tuttavia, anche questa specificazione non differisce in sostanza dalla spiegazione engelsiana. Qual è infatti l’apporto decisivo di Darwin ad un interpretazione della natura ‘juxta sua principia’? In che modo l’opera di Darwin fornisce alla concezione materialistica della società un fondamento scientifico? In effetti, come ora vedremo, le due domande sollevano questioni diverse che finiscono tuttavia per confluire in un’unica interpretazione. Intanto è noto che il contributo teorico decisivo del volume di Darwin riguarda la nuova visione della natura che vi viene delineata. Il suo primo merito consiste infatti nell’aver realizzato «un tentativo grandioso per dimostrare uno sviluppo storico nella natura» (301). In diversi scritti posteriori Engels preciserà ulteriormente questa sua interpretazione dell’opera darwiniana, puntualizzando meglio cosa si debba intendere in realtà con «sviluppo storico della natura». Essenzialmente tre cose. Prima di tutto, la vecchia concezione fissista del mondo materiale, secondo la quale la natura si sarebbe mossa «nell’eterna uniformità di un circolo che di continuo si ripete», ha ricevuto da Darwin «il colpo più vigoroso» (302). Con lo studioso inglese è infatti divenuto evidente che tutto il regno naturale «è il prodotto di un lungo processo di evoluzione» (303) che si è sviluppato nel corso del tempo e al cui interno si sono formate molteplicità e differenziazione, mutamenti e proliferazione degli organismi viventi. Con Darwin, dunque, «l’idea dell’assoluta immutabilità della natura» (304) entra in crisi e viene sostituita da una rappresentazione in cui adesso sono le proprietà intrinseche della materia, e non un «impulso esterno», di norma teologico (305), a produrre la sua storia e le sue trasformazioni periodiche dal più semplice al complesso, dagli organismi monocellulari al cervello pensante (306)” (pag 28-29-30) [Franco Soldani, ‘Marx e la scienza. Come il pensiero scientifico ha dato forma alla teoria della società di Marx’, Actuel Marx en Ligne, Paris, n. 3 31.2.2001] [(297) Cfr. Werke, 29, p. 524; (298) Ibid., 30, p. 131; (299) I due passi citati ibid., p. 578; (300) Cfr. ibd., p. 249. Per la verità, i giudizi di Marx su Darwin non sono sempre identici, o almeno implicano conseguenze diverse. Si mettano a confronto, per esempio, le due valutazione succitate (ordinate in senso anche cronologico, la prima è del gennaio 1861, l’altra del giugno 1862). (…); (301) Marx – Engels, Carteggio, Editori Riuniti, Roma, 1974, vol. 3, p. 372, corsivo mio (Werke, 29, p. 524); (302) F. Engels, ‘Antidühring’, Editori Riuniti, p. 25 (Werke, 19, p. 205); (303) id., ‘Ludovico Feuerbach e il punto di approdo della filosofia classica tedesca’, in Marx-Engels, Opere scelte, Editori Riuniti,, 1973, p. 1135 (Werke, 21, p. 295); (304) id., ‘Dialettica della natura’, Editori Riuniti, 1978, pp. 41-42, pp. 307 e sgg (Werke, 20, pp. 314-316, pp. 464 e sgg); (305) Ibid; (306) Ibid., p. 211 (ibid., p. 468)]

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