“Dal diario di George Sand, il 19 marzo: «Parigi oggi è in un ‘inconoscibile’ stato di delirio. La notte scorsa, «loro» han cercato di riprendere i cannoni di Montmartre, coll’esercito; ma questo, dopo aver attorniato quel cosiddetto «Aventino», fu a sua volta circondato da folle armate venute da Belleville, e capovolse i fucili [in segno d’intesa colla folla]. Dicono che sul momento ci sia stata una scarica di fucileria, ma breve, perché i soldati avrebbero rifiutato di far fuoco sul popolo. Giù da Montmartre sfrecciarono gli operai, Guardie e soldati riottosi, a circondare il Municipio. Un Comitato Centrale sorpreso, impreparato, consistente d’ufficiali della Guardia Nazionale, eletti lì per lì, si trovò a governare Parigi. Il diario di George Sand riprende: «Durante il giorno (19), il governo avvertì, con un comunicato, che s’era insediato a Versailles e che solo ai suoi ordini si doveva obbedire. Questo proverebbe che il Municipio è stato occupato e che la rivoluzione – sommossa o congiura che sia – è padrona di Parigi. Che sia un secondo [1848]? Mi sento male». D’ora in poi la principale fonte di notizie – e di giornali – per George Sand sarebbe stata Versailles. Dopo poche settimane il Thiers comandò all’esercito di marciare contro Parigi, interrompendo ogni comunicazione colla città, come durante l’assedio prussiano. A Parigi, d’altra parte, nei primissimi giorni c’era stata molta confusione, ma poca violenza: non avevano nemmeno inseguito le forze del governo, mentre si ritiravano, demoralizzate, a Versailles («Errore capitale» – disse il Marx a Londra). Il Comitato centrale annunciò elezioni a Parigi per il 26 marzo: «e se le province la pensano come noi, c’imiteranno». Frattanto s’occuparono i principali ministeri, si tennero elezioni per sostituire giudici, pretori e ufficiali di polizia ai molti fuggiti a Versailles; ma cosa incredibile, la Banca di Francia ‘non’ fu confiscata (a). Al contrario, il Comitato Centrale vi prese ‘in prestito’ un milione di franchi; mentre il governo di Versailles ne avrebbe presi in seguito molti di più. George Sand a Nohant, però, udiva ben altra campana. Da ‘Diario’, 23 marzo: «L’orribile avventura continua: essi ricattano, minacciano, arrestano, condannano, impediscono ai tribunali di funzionare: chiedono un milione alla Banca e cinquecentomila ai Rotschild [sic]». Ma lei taccia anche l’Assemblea di Versailles d’ «essere stupidamente reazionaria» e di «rifiutarsi alla riconciliazione». Aveva sperato in una Repubblica pacifica, la quale s’evolvesse a poco a poco, pazientemente, verso un socialismo libertario, persino sotto il Thiers; e invece previde che la Comune rivoluzionaria di Parigi, proclamata subito dopo le elezioni, avrebbe imposto le sue dottrine e il suo governo a una Francia che, insisteva lei, fuori di Parigi erano codina. In una eccessiva reazione a un’ «Assemblea reazionaria che in realtà, disunita com’era, non era molto temibile – scrisse al Plauchut il 24 marzo – Parigi è passata all’estremo opposto, comportandosi come un fattore che si lasci bruciare colla casa e tutto, per far dispetto al padrone… Parigi è grande, è eroica, ma pazza. Non tiene conto delle province, che sono tanto più popolose e costituiscono una massa reazionaria ‘compatta’… Voi e i vostri amici dovreste comprendere che i repubblicani progressisti sono, nel paese, nella proporzione di uno a cento; e che non salverete la Repubblica se non mostrate grande pazienza e se non riuscirete a frenare gli estremisti» (21)” (pag 447-448) [Joseph Barry, ‘George Sand’, Euroclub, Milano, 1981] [(19) Cfr. Joseph Barry, “Paris Commune: from a Dream to Bloody Nightmare in Ten Weeks”, Smithsonian, Washington, marzo 1971; (a) «Il proletariato si fermò a mezza strada… Invece d’annichilire i nemici, si sforzò d’influenzarli moralmente» (Lenin). Federico Engels, fondatore, insieme a Marx, del comunismo moderno, commentò: «La cosa certo più difficile da capire è il sacro rispetto che li tenne col berretto in mano fuori dalle porte della Banca di Francia». E Leone Trotsky: «Allevati nella critica marxiana della Comune di Parigi», i Bolscevichi si sarebbero impadroniti della Banca di Stato ancor prima di prendere il Palazzo d’Inverno a Pietrogrado (20); (20): Cfr. Joseph Barry, “Paris Commune: from a Dream to Bloody Nightmare in Ten Weeks”, Smithsonian, Washington, marzo 1971; (21) Sand, ‘Correspondance’, op. cit., a n. 1, VI, pp. 104-05]