“L’ambiguità della posizione kautskiana è anche ravvisabile nel peso assai scarso che sul suo atteggiamento esercitò il principio della contrapposizione tra potenze democratico-liberali e potenze autoritarie: nella lotta contro lo zarismo (la Francia e l’Inghilterra) infatti la Germania si sarebbe trovata accanto all’Austria, da Kautsky definita «carcere di popoli». Né alcun peso ebbe la considerazione di ciò che in passato Kautsky aveva denunciato con energia: essere cioè la Germania un paese autoritario e militarista e che alla sua politica imperialistica si dovesse in primo luogo la responsabilità del deterioramento dei rapporti internazionali. In seguito il leader socialdemocratico ha cercato di difendere questa sua posizione facendo ricorso all’autorità dei testi. In effetti, proprio la conoscenza di Marx ed Engels avrebbe dovuto indurlo ad imboccare una diversa strada. Per Marx ed Engels nella società dominata dalla borghesia la regola alla quale obbediscono le relazioni internazionali è di natura puramente economica. Marx indica al proletariato il compito di svelare gli «intrighi diplomatici» e di denunciare i meccanismi corrotti che presiedono ai rapporti tra gli stati. Nella concezione marxiana, cui Kautsky si è attenuto fino al 1914, essenziali sono le nozioni di sviluppo delle forze produttive e rapporti di produzione; perciò Marx esalta la forma di produzione della grande industria rispetto alla forma manifatturiera e della piccola impresa in quanto la prima ha il potere di trasformare il rapporto economico e costringe il proletariato a prendere coscienza di sé contro lo sfruttamento capitalistico: in altri termini impone al proletariato l’istanza rivoluzionaria. Da ciò consegue che esso sarebbe più prossimo alla vittoria nelle società industrializzate che in quelle in cui predomina la piccola impresa e l’agricoltura. Questa concezione delle forme di produzione spiega l’atteggiamento di Marx verso le contese e la guerra tra gli stati. Se il paese economicamente più progredito è anche il paese con le sovrastrutture politiche più avanzate e prossimo alla democrazia, è necessario prendere posizione per questo paese, in quanto in esso la classe operaia ha maggiori possibilità di conquistare il potere, prescindendo da indebite preferenze nazionali. Ciò che importa è sempre il progresso economico e il riscatto sociale del proletariato. C’è in proposito un’affermazione molto perentoria di Marx: «Con lo stesso diritto con il quale i francesi han conquistato le Fiandre, l’Alsazia e la Lorena e conquisteranno prima o poi il Belgio, con lo stesso diritto la Germania si prende lo Schlewig: con il diritto della civiltà sopra la barbarie, del progresso contro l’immobilismo. E se anche i trattati fossero per la Danimarca questo diritto conta più di tutti i diritti, perché è il diritto dell’evoluzione sociale». Così Marx privilegia le potenze occidentali contro la Russia zarista, i diritti della democrazia contro il bonapartismo ritenendo quest’ultimo responsabile dell’arresto dello sviluppo democratico della Francia e più in generale dell’Europa. Ora, ci sembra (e su questo punto è rilevabile un altro nostro parziale disaccordo con Salvadori (a)) che Kautsky nel momento di decidere la posizione della socialdemocrazia tedesca nei confronti della guerra abbia sottovalutato l’importanza della contrapposizione tra potenze democratico-liberali e potenze autoritarie, seguendo una logica destinata a ridurre il proletariato a una posizione subalterna e non contrapposta agli interessi della borghesia. Seguendo questa logica, che non lo salverà dall’isolamento all’interno del partito (tra un piccolo gruppo di sinistra contrario alla guerra e la grande maggioranza di destra decisamente favorevole), Kautsky si discosterà non solo dalle convinzioni di Marx, manifestate in diversi momenti e tali da potersi considerare una costante del suo pensiero, ma anche dal giudizio che egli stesso aveva formulato sul regime imperialistico e autoritario della Germania guglielmina” (pag 684-685) [Franco Fé, ‘La difficile coerenza del «rinnegato» Kautsky’, Il Ponte, Firenze, n. 6, 30 giugno 1977] [(a) Massimo L. Salvadori, ‘Kautsky e la rivoluzione socialista, 1880-1938’, Milano, Feltrinelli, 1976]