“La novità dialettica del sistema hegeliano che rivoluzionava la concezione della storia fino allora usata, è stata pienamente compresa da C. Marx (1818-1883) e F. Engels (1820-1895). Essi hanno trasferito questa dialettica dal piano dell’idea o dello spirito a quello della realtà materiale del mondo naturale e sociale, hanno trasformato cioè la dialettica idealistica in dialettica materialista. «Ma con ciò – scriveva Engels – la dialettica del concetto diveniva solo il riflesso del moto dialettico del mondo reale e con ciò la dialettica hegeliana era raddrizzata, o piuttosto, mentre stava sulla testa, era rimessa sui piedi» (21). Ciò significava contemporaneamente il distacco della sinistra hegeliana inizialmente vicina a Marx ed Engels, la quale, sebbene rifiutasse l’idealismo hegeliano, rifiutava anche nello stesso tempo il metodo dialettico, senza rendersi conto che il materialismo senza la dialettica che spieghi il movimento e lo sviluppo non può che condurre ad una interpretazione idealistica della storia. (…) Engels, parlando delle fonti del materialismo dialettico indicò nell’ ‘Anti-Dühring’ le tradizioni del pensiero materialistico e razionalistico dell’Illuminismo, le concezioni degli utopisti C.H. Saint-Simon (1760-1825), Ch. Fourier (1772-1837), e R. Owen (1771-1858) che avevano proposto il regno, concepito in vario modo ma sempre astoricamente, dell’intelletto e dell’eterna giustizia, che è sufficiente soltanto conoscere e applicare nella vita, e il moderno materialismo. Accanto a ciò, ricordò la corrente dialettica che si era formata nel pensiero filosofico già dall’antichità e che aveva trovato la sua coronazione nella concezione di Hegel (23). In questa concezione, tutto il mondo della natura, della storia e dello spirito è presentato come un processo in continuo mutamento, trasformazione e sviluppo, e si tenta di dimostrare la connessione interna di quel movimento e sviluppo. «Da questo punto di vista, la storia dell’umanità appariva come il processo di sviluppo della umanità stessa. E ora il compito del pensiero consisteva nel seguire, attraverso tutte le direzioni la marcia graduale di tale processo, che si compie a poco a poco e dimostrarne, attraverso tutte le accidentalità apparenti, l’intima regolarità» (24). «Ciò che vale per la natura… vale anche per la storia della società in tutti i suoi rami». «La storia dell’evoluzione sociale – scrive Engels – si dimostra in un punto sostanzialmente diversa da quella della natura. Nella natura – sinché non prendiamo in considerazione la reazione dell’uomo sulla natura – vi sono agenti ciechi inconsapevoli, che operano l’uno sull’altro e nel cui scambio si realizza la legge generale. Di tutto ciò che avviene – né delle innumerevoli accidentalità apparenti, che divengono visibili alla superficie, né dei risultati finali che conservano la regolarità fra queste stesse accidentalità – niente accade come fine consapevole voluto. Al contrario, nella storia della società quelli che operano sono evidentemente dotati di consapevolezza, uomini operanti con riflessione o passione, cooperanti a scopi determinati; niente avviene senza intenzione consapevole, senza un fine voluto. Ma questa intenzione, sia comunque importante per l’indagine storica, specialmente di singole epoche ed avvenimenti, non può nulla togliere al fatto che il corso della storia è dominato da intime leggi generali» (26)” (pag 239-243) [Jerzy Topolski, ‘Metodologia della ricerca storica’, Il Mulino, Bologna, 1975] [(21) F. Engels, ‘Ludwig Feuerbach und der Ausgang der Klassischen deutschen Philosophie’, Wien-Berlin, 1927, trad. it., ‘L. Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca’, in Marx-Engels-Lassalle, Opere, Milano, 1914, vol. IV, p. 28; (23) F. Engels, ‘Herrn Eugen Dühring Umwälzung der Wissenschaft (Anty-Düring), Stuttgart, 1914, trad. it., ‘Antidühring’, Roma, 1968, pp. 23-34; (24) Ibidem, p. 30; (26) F. Engels, ‘Ludwig Feuerbach und der Ausgang der Klassischen deutschen Philosophie’, Wien-Berlin, 1927, trad. it., cit., pp. 30-31]