“Al solo considerare queste evocazioni storiche di morti, si palesa tosto una spiccata differenza. Camille Desmoulins, Danton, Robespierre, Saint-Just, Napoleone, tanto gli eroi quanto i partiti e la massa della vecchia Rivoluzione francese adempirono, in costume romano e con frasi romane, il compito dei tempi loro, quello di liberare dalle catene e di instaurare la moderna società ‘borghese’. Gli uni spezzarono le terre feudali e falciarono le teste feudali cresciute sopra di esse. L’altro creò nell’interno della Francia le condizioni per cui poté cominciare a svilupparsi la libera concorrenza, poté essere sfruttata la proprietà fondiaria suddivisa, e poté essere impiegata la forza produttiva industriale della nazione liberata dalle sue catene; e al di là dei confini della Francia spazzò dappertutto le istituzioni feudali, nella misura in cui ciò era necessario per creare alla società borghese in Francia un ambiente corrispondente sul contenente europeo. Una volta instaurata la nuova formazione sociale disparvero i mostri antidiluviani; e con essi disparve la romanità risuscitata: i Bruti, i Gracchi, i Publicola, i tribuni, i senatori e lo stesso Cesare (1).La società borghese, nella sua fredda realtà, si era creati i suoi veri interpreti e portavoce nei Say, nei Cousin, nei Royer-Collard, nei Benjamin Constant e nei Guizot (2). I suoi veri generali sedevano al banco del commerciante, e la testa di lardo di Luigi XVIII era la sua testa politica. Completamente assorbita nella produzione della ricchezza e nella lotta pacifica della concorrenza essa finì col dimenticare che i fantasmi dell’epoca romana avevano vegliato attorno alla sua culla. Ma per quanto poco eroica sia la società borghese, per metterla al mondo erano però stati necessari l’eroismo, l’abnegazione, il terrore, la guerra civile e le guerre tra i popoli. E i suoi gladiatori avevano trovato nelle austere tradizioni classiche della Repubblica romana gli ideali e le forme artistiche, le illusioni di cui avevano bisogno per dissimulare a se stessi il contenuto grettamente borghese delle loro lotte e per mantenere la loro passione all’altezza della grande tragedia storica. Così, in un’altra tappa dell’evoluzione, un secolo prima, Cromwell e il popolo inglese avevano preso a prestito dal Vecchio Testamento le parole, le passioni e le illusioni per la loro rivoluzione borghese. Raggiunto lo scopo reale, condotta a termine la trasformazione borghese della società inglese, Locke dette lo sfratto ad Abacuc (3). La resurrezione dei morti servì dunque in quelle rivoluzioni a magnificare le nuove lotte, non a parodiare le antiche; a esaltare nella fantasia i compiti che si ponevano, non a sfuggire alla loro realizzazione; a ritrovare lo spirito della rivoluzione; non a rimetterne in circolazione il fantasma” [Karl Marx, da ‘Il 1848 in Germania e in Francia’, Roma, Editori Riuniti, 1948, 2, pp. 257-259; (in) Storia della letteratura italiana. Con antologia degli scrittori e dei critici. Volume terzo. Parte prima’ a cura di C. Salinari e C. Ricci, Laterza, Bari, 1966, pag 23-25] [(1) Bruto, i Gracchi e Publicola furono i più popolari modelli delle virtù repubblicane al tempo della Rivoluzione francese. Cesare fu il modello ufficiale del Consolato e dell’Impero napoleonico; (2) Jean-Baptiste Say (1767-1832) fu un noto economista liberale; Cousin (1792-1867) un filosofo anch’esso liberale; Royer-Collard (1763-1845) fu maestro di Cousin e monarchico moderato; Constant (1767-1830), notissimo e brillantissimo storico, uomo politico e romanziere; Guizot (1787-1874), storico di grande fama, dominò la scena politica nel periodo della monarchia di Luglio e rappresentò gli interessi dell’alta borghesia francese; (3) Locke è il noto filosofo inglese (1632-1704), Abacuc uno dei dodici profeti minori della Bibbia. Qui Marx mette in evidenza come la borghesia inglese, una volta raggiunti i suoi obiettivi, abbia smesso il travestimento biblico (Abacuc) ed abbia indossato gli abiti della borghesia inglese (Locke)]