“Preliminare ad ogni tentativo di revisione ideologica è, naturalmente, l’analisi del marxismo a cui il Partito socialista di Turati continuava a rifarsi anche dopo la scissione dell’ottobre 1922. Preceduto da una nota della “Critica sociale” che apprezza la “nobile passione e (la) santa irrequietezza spirituale” dell’articolista, appare sulla rivista di Turati e Treves ‘Bilancio marxista: la crisi intellettuale del Partito Socialista’ (38) in cui Rosselli attacca a fondo l’ideologia ufficiale del movimento. Accanto ai motivi salveminiani, già presenti negli scritti precedenti, qui compaiono con chiarezza i risultati di nuove letture rosselliane e in primo luogo del Croce di ‘Materialismo storico ed economia marxista’ e del Mondolfo di ‘Sulle orme di Marx’, di cui proprio quell’anno è uscita una nuova edizione accresciuta. Ribadendo una tesi salveminiana (39), egli afferma che da «almeno quindici anni… il movimento socialista in Italia è stato colpito da paralisi intellettuale». Tale crisi, secondo Rosselli, deve «ricercarsi nella diffusione (e particolarmente nel modo e nella direzione della diffusione) della dottrina marxista nel nostro paese. È avvenuto infatti che da una parte si è guardato in maniera dogmatica al marxismo come a verità assoluta, ma dall’altra esso è giunto e si è diffuso nel partito attraverso le più disparate revisioni e adulterazioni: da Kautsky a Bernstein, da Sorel a Rodolfo Mondolfo: «si ebbero così tutti i mali di una rigida codificazione autoritaria affidata in concreto alle opere di Marx, e tutti i mali della libera interpretazione…». Ma nessuno, eccetto Bernstein «che in questa questione vide più acutamente di ogni altro», tentò un bilancio di ciò che del marxismo poteva ancora dirsi valido dopo il revisionismo di destra e di sinistra (qui il riferimento a Croce e al suo metodo è palese) (40). Eppure, in concreto «alla definitiva condanna della teoria del valore doveva seguire quella delle «crisi», della «scomparsa delle classi medie», della «dittatura del proletariato», del troppo radicale «internazionalismo», della «funzione della violenza». «In una parola – osserva Rosselli – si respingeva tutto ciò che costituiva la parte ‘positiva’ del socialismo marxista, un po’ frutto delle tendenze dell’epoca , un po’ per infelicissimo frutto della dialettica hegeliana, e una notevole parte del lato negativo in ordine alla critica dell’economia capitalistica. Si veniva così chiaramente delineando una distinzione tra l’opera del Marx scrittore e l’opera del Marx uomo di parte, di fede e di passione. Che cosa dunque rimaneva? Io direi che rimanevano pressoché intatti i due caposaldi del pensiero marxista…: materialismo storico e lotta di classe»” (pag 140-141) [Nicola Tranfaglia, ‘Carlo Rosselli. Dall’interventismo a Giustizia e Libertà’, Laterza, Roma Bari, 1968] [(38) Già in questo periodo la polemica con Treves è vivace. (…); (39) Cfr., ad esempio, G. Salvemini, ‘La crisi socialista’, in ‘L’Unità’, I, n. 14, 16 marzo 1912 (…); (40) Tra i revisionisti Rosselli cita Saverio Merlino, di cui riprenderà alcuni motivi in ‘Socialisme libéral’ senza nominarlo: ma è dubbio se la citazione rosselliana poggiasse su una effettiva conoscenza dell’opera di Merlino. Dai documenti consultati propenderei a negarlo ma non lo si può escludere del tutto]
- Categoria dell'articolo:Nuove Accessioni
- Articolo pubblicato:23 Maggio 2026
