“Se la teoria dell’anello più debole guida evidentemente Lenin nello sviluppare la teoria del partito rivoluzionario (il quale dovrà essere come coscienza e come organizzazione di un’unità senza falle per sfuggire alla presa avversaria e anzi passare al contrattacco) ispira anche le sue riflessioni sulla rivoluzione stessa. Perché la rivoluzione è stata ‘possibile’ in Russia? perché è ‘risultata’ vittoriosa? È stata possibile in Russia per una questione che trascendeva la Russia: perché con lo scatenarsi della guerra imperialista, l’umanità era entrata in una situazione ‘oggettivamente rivoluzionaria’ (2). L’imperialismo aveva sconquassato il volto «pacifico» del vecchio capitalismo. La concentrazione dei monopoli industriali, la dipendenza dei monopoli industriali dai monopoli finanziari, avevano aumentato lo sfruttamento operaio e coloniale. La concorrenza dei monopoli rendeva la guerra ‘inevitabile’. Ma questa medesima guerra che arruolava nelle sue interminabili sofferenze masse immense, compresi i popoli coloniali donde si traevano truppe, gettava tutta quella carne da macello non solo nei massacri ma anche nella storia. L’esperienza e l’orrore della guerra avrebbero servito in tutti i paesi da relè e da rivelatore della lunga protesta di tutto un secolo contro lo sfruttamento capitalistico, nonché da punto di cristallizzazione, dandogli infine l’evidenza folgorante e i mezzi effettivi dell’azione. Ma questa conclusione a cui furono trascinate la maggior parte delle masse popolari europee (rivoluzioni in Germania e in Ungheria, rivolte e scioperi in Francia e in Italia, i soviet a Torino) ‘non provocò il trionfo della rivoluzione altro che in Russia’, proprio nel paese «’più arretrato’» d’Europa. Perché questa paradossale eccezione? Per la fondamentale ragione che la Russia rappresentava, nel «’sistema degli Stati’» imperialisti (3), il punto più debole. La grande guerra aveva sì aggravato e fatto precipitare questa debolezza, non l’aveva però determinata da sola. La rivoluzione del 1905, pur nel suo stesso fallimento, aveva già dato la misura della debolezza della Russia zarista, le cui cause salienti stavano nell”accumulazione e nell’esasperazione di tutte le contraddizioni storiche allora possibili in un unico Stato’. Contraddizioni di un regime di sfruttamento feudale, che all’alba del XX secolo continuava a regnare attraverso l’impostura dei popi, sopra un’enorme massa contadina «incolta» (4), e tanto più ferocemente quanto più cresceva la minaccia – circostanza che valse singolarmente ad avvicinare la rivolta contadina alla rivolta operaia (5). Contraddizioni dello sfruttamento capitalista e imperialista, sviluppate su vasta scala nelle grandi città e sobborghi, nelle regioni minerarie, petrolifere, ecc. Contraddizioni dello sfruttamento e delle guerre coloniali, imposte a interi popoli. Contraddizione enorme tra il grado di sviluppo dei sistemi di produzione capitalista (particolarmente in rapporto alla concentrazione operaia: la più grande fabbrica del mondo, la fabbrica Putilov, che raggruppava 40.000 tra operai e ausiliari si trovava allora a Pietrogrado) e lo stato medioevale delle campagne. Esasperazione della lotta di classe in tutto il paese, non solo tra sfruttatori e sfruttati, ma anche all’interno delle classi dominanti stesse (grandi proprietari feudali legati allo zarismo autoritaristico, poliziesco; grande borghesia e borghesia liberale in lotta contro lo zar; piccola borghesia oscillante tra il conformismo e l’«estremismo» anarchizzante). Cui vennero ad aggiungersi, nel corso degli eventi, altre circostanze «eccezionali» (6), inintelligibili fuori da questo «sviluppo» di contraddizioni interne ed esterne della Russia. Per esempio il carattere «’evoluto’» dell”élite’ rivoluzionaria russa, costretta in esilio dalla repressione zarista, ove si «coltivò» e raccolse tutta l’eredità dell’esperienza politica politica delle classi operaie dell’Europa occidentale (e prima di tutto: il marxismo), circostanza che non fu estranea alla formazione del partito bolscevico, ‘il quale superava di gran lunga come coscienza e come organizzazione tutti i partiti «socialisti» occidentali’ (7); la «’prova generale’» della rivoluzione del 1905, che gettò una luce cruda sui rapporti di classe, li cristallizzò, come succede generalmente nei gravi pericoli di crisi e permise così la «scoperta» di una nuova forma di organizzazione politica delle masse: ‘i soviet’ (8); e infine – cosa non meno straordinaria – il «respiro» insperato che lo stato di spossatezza delle nazioni imperialiste lasciò ai bolscevichi per aprirsi anch’essi una «breccia» nella storia, e l’appoggio involontario ma efficace della borghesia franco-inglese, che, volendo sbarazzarsi dello zar, fece, al momento decisivo, il giuoco della rivoluzione (9). Insomma, persino in questi particolari di contorno, la situazione privilegiata della Russia di fronte alla ‘possibile’ rivoluzione dipese da un ‘accumularsi e da un esasperarsi di contraddizioni storiche tali’ che sarebbero riuscite inintelligibili in ogni altro paese, che non fosse stato come la Russia, ‘contemporaneamente in ritardo di almeno un secolo sul mondo dell’imperialismo e al vertice di esso’. (…). Cerchiamo di cogliere il punto essenziale di questa esperienza pratica e delle riflessioni che ispira a Lenin. Incominciamo col dire che non fu solo questa esperienza ad illuminare Lenin. Prima del 1917 vi fu il 1905, prima del 1905 le grandi delusioni storiche dell’Inghilterra e della Germania, prima di esse la Comune, più lontano ancora lo scacco tedesco del ’48-49. Tutte queste esperienze aveva costituito via via materia di riflessione ( Engels: ‘Rivoluzione e controrivoluzione in Germania’; Marx: ‘Le lotte di classe in Francia’, ‘Il 18 brumaio’, ‘La guerra civile in Francia’, ‘Critica al programma di Gotha’; Engels: ‘Critica al programma di Erfurt’, ecc.), ‘direttamente o indirettamente’, ed erano state messe in relazione con altre esperienze rivoluzionarie anteriori: le rivoluzioni borghesi d’Inghilterra e di Francia” (pag 76-80) [Louis Althusser, ‘Per Marx’, Editori Riuniti, Roma, 1967] [(2) Lenin, Opere, t. XXIII, p. 400 (ed. francese). «Furono le condizioni oggettive accumulate dalla guerra imperialista che portarono l’umanità intera in un vicolo cieco e la misero di fronte al dilemma: o lasciare perire ancora milioni di uomini e annientare la civiltà europea, oppure passare il potere in tutti i paesi civili al proletariato rivoluzionario, compiere la rivoluzione socialista»; (3) Lenin, ‘Rapporto del CC all’VIII Congresso’, in Opere, t. XXIV, p. 122 (ed. russa); (4) Lenin, ‘Pagine di diario’, in Opere scelte (ed. francese), II, p. 1010; (5) Lenin, ‘L’estremismo, malattia infantile del comunismo’, in Opere scelte (ed. francese), II. p. 732. ‘La III Internazionale’ in Opere, t. XXIX, p. 313 (ed. francese); (6) Lenin, ‘Sulla nostra rivoluzione’, in Opere scelte, t. II, p. 1025; (7) Lenin, ‘L’estremismo’, in Opere scelte, t. II, p. 695; (8) Lenin, ‘La III internazionale’, in Opere, t. XXIX, pp. 313-314 (in francese); (9) Lenin, ‘La conferenza cittadina di Pietrogrado’, in Opere, t. XXIV, pp. 135-136 (ed. francese)]
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- Articolo pubblicato:1 Aprile 2026
