“Contrariamente ai fautori di questo processo liberatorio per via tecnologica non penso che siamo riusciti a sfuggire ad un processo sociale e materiale di estraneazione come quello descritto da Marx (1970, pp.83-84) (1) quando afferma che: «le condizioni oggettive del lavoro acquistano un’esistenza soggettiva di fronte alla forza-lavoro viva (…). Il materiale che essa elabora è materiale altrui; e lo strumento è lo strumento altrui; il suo lavoro si presenta soltanto come un accessorio di essi che sono la sostanza, e perciò si realizza in qualcosa che non le appartiene». Ancora egli dice che la forza-lavoro «si riferisce al lavoro vivo come ad un lavoro estraneo, e se il capitale volesse pagarla senza farla lavorare, essa accetterebbe volentieri l’affare. Il suo stesso lavoro le è dunque altrettanto estraneo – e lo è anche per la sua direzione, ecc. – quanto il materiale e lo strumento». Per Marx l’intero processo di produzione «non si presenta come sussunto sotto l’abilità immediata dell’operaio, ma come impiego tecnologico della scienza. Dare alla produzione carattere scientifico è quindi la tendenza del capitale e il lavoro immediato è ridotto a un semplice momento di questo processo» (ibidem, p. 393). Ed ancora il lavoro del singolo ed il carattere immediato del lavoro cambiano natura: «Se il lavoro singolo come tale cessa in generale di presentarsi come produttivo, o piuttosto è produttivo solo nei lavori collettivi che subordinano a sé le forze della natura, e questa elevazione del lavoro immediato a lavoro sociale si presenta come riduzione del lavoro singolo a impotenza rispetto alla collettività rappresentata (…). In questa trasformazione non è né il lavoro immediato, eseguito dall’uomo stesso, né il tempo che egli lavora, ma l’appropriazione della sua produttività generale, la sua comprensione della natura e il dominio su di essa attraverso la sua esistenza di corpo sociale – in una parola, è lo sviluppo dell’individuo sociale che si presenta come il grande pilone di sostegno della produzione e della ricchezza» (ibidem, pp. 395-401). Per quanto concerne la scienza e l’organizzazione sociale nella produzione Marx scrive: «Da un lato evoca il capitale, quindi, tutte le forze della scienza e della natura, come della combinazione sociale e delle relazioni sociali, al fine di rendere la creazione della ricchezza (relativamente) indipendente dal tempo di lavoro impiegato in essa. Dall’altro lato esso intende misurare le gigantesche forze sociali così create alla stregua del tempo di lavoro, e imprigionarle nei limiti che sono necessari per conservare come valore il valore già creato. Le forze produttive e le relazioni sociali – entrambi i lati diversi dello sviluppo dell’individuo sociale – figurano per il capitale solo come mezzi, e sono per esso solo mezzi per produrre sulla base limitata» (ibidem, p. 402). Vi è quindi una costante contraddizione o almeno la mancanza di qualsiasi linearità nel rapporto tra carattere sociale della produzione e carattere estraniato del lavoro” [Francesco Garibaldo, Prefazione, (in) ‘L’altra faccia della luna’, Editrice Clueb, Bologna, 1986, a cura di Alberto Merini e Emilio Rebecchi] [(1) Marx K., Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica’, La Nuova Italia, Firenze, 1970, vol. II.]
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- Articolo pubblicato:23 Aprile 2026
