“La conclusione di Lenin ci è familiare: è una conclusione contro la ‘coesistenza’. Governo borghese a tipo parlamentare e Soviet non possono coesistere, e quindi o si sopprime il primo, ovvero il secondo sarà travolto dalla controrivoluzione ed al più naufragherà nel ridicolo. Conformemente a questa dottrina (non dite, Lenin grida, che si tratti solo di una questione teorica!) abbiamo sempre, da allora ad oggi, dato del bagolone a tutti quelli che, senza nessun movimento e stando bene in piedi il governo parlamentare borghese, volevano «fondare in Italia i Soviet» (3). Tutti ce l’hanno col costruire, edificare, fondare. L’animus borghese dell’impresa di costruzione! Siamo rivoluzionaria in quanto aspiriamo solo ad abbattere demolire e sfondare! Ma vogliamo fermarci sulla notevolissima affermazione che un’istituzione di governo sorgente dalle masse sfruttate si ebbe non solo nella Russia del 1905 e nella Comune di Parigi, ma altresì «’nella Francia del 1792’». Questa è una tesi di Marx e di Lenin fondatissima. La rivoluzione francese del 1789-1793 fu una rivoluzione borghese, ossia fu determinata dalla pressione del modo capitalista di produzione che doveva sostituire quello feudale; né poteva esservi altra prospettiva sociale che il passaggio del privilegio economico e del potere politico dalla nobiltà feudale alla grande borghesia. Ma lo scontro si manifestò come urto delle masse povere della città e della campagna contro l’antico regime e le sue difese: ed è proprio di una rivoluzione, che sta storicamente a cavallo tra feudalismo e capitalismo, che resta ben detto ‘rivoluzione veramente popolare’. Fu una rivoluzione di classe ‘per’ la borghesia, ma non ‘della borghesia’ che fece combattere i poveri, e i medi dell’ ‘intelligenza’. Vera rivoluzione di classe e non di popolo sarà la nostra, perché il proletariato farà la rivoluzione per se stesso, e più ancora per distruggere le classi tutte; la farà la stessa classe operaia, ed essa sola. In Russia nel 1917 tra febbraio e ottobre non abbiamo il problema storico della rivoluzione tra capitalismo e socialismo, bensì quello ancora della rivoluzione tra feudalismo e capitalismo. Solo che nel lontano 1792 si trattava della seconda rivoluzione borghese, e il popolo povero poteva combattere, ma non governare; nel recente 1917 si trattò della … penultima rivoluzione borghese, ed il proletariato, già ben presente, dovette combattere col popolo e governare con esso – in egemonia su esso” (pag 218-220) [Amadeo Bordiga, ‘Da aprile a giugno: la classe operaia preme’, capitolo sesto (in) ‘Struttura economica e sociale della Russia d’oggi. Volume I’, Editoriale Contra, Milano, 1966] [3) Lenin, ‘I compiti immediati del potere sovietico’, cit., pag 302]
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- Articolo pubblicato:6 Marzo 2026
