“Lo storico progressista tedesco Franz Mehring si ingannava, quando credeva di dover difendere la personalità brillante di Ferdinand Lassalle contro le critiche di Marx e di Engels. Con la «Associazione generale degli operai della Germania» (1864) il Lassalle aveva creato per la prima volta, dopo le tempeste del 1848-49, una organizzazione operaia legale e autonoma, e nella tradizione della socialdemocrazia era considerato suo vero fondatore, e una delle sue figure eroiche. Il canto «La strada audace noi seguiamo, su cui Lassalle ci guida…» fu per lungo tempo una «Marsigliese» operaia, cantata con entusiasmo. Marx e Engels non trovavano né giusta né audace la strada del Lassalle. Contrariamente al Lassalle, nel 1863 Marx e Engels erano convinti che si doveva arrivare all’unità nazionale della Germania attraverso una rivoluzione democratica. Marx e Engels propugnavano questa politica, pur criticando aspramente l’atteggiamento della borghesia liberale. Essi volevano che il movimento operaio autonomo si pronunciasse per un’alleanza di lotta con i ceti borghesi e contadini contro il dominio dei ‘Junker’, e che spingesse avanti i partiti borghesi, al momento che essi entravano in conflitto col nemico principale, il prussianesimo feudale. In base a questa convinzione, Marx scriveva al Sorge, prima della battaglia di Sadowa, queste parole profetiche: «Senza una rivoluzione che elimini gli Asburgo e gli Hohenzollern, si finirà per arrivare a una nuova guerra dei Trent’anni». In apparenza il Lassalle era al suo tempo il politico realista. I liberali arretravano di fronte all’apparizione minacciosa del Bismarck. Giusto allora era stata fondata la prima organizzazione operaia socialista, dopo la Lega dei Comunisti, e non poteva ancora mettersi alla testa di una rivoluzione democratica. Ma per le sue conseguenze logiche la «politica realista del Lassalle – mossa dal disprezzo per la borghesia non abbastanza rivoluzionaria – avrebbe posto il movimento operaio alla completa dipendenza della politica del Bismarck. Perché la convinzione del Lassalle era che l’unità nazionale della Germania avrebbe potuto essere realizzata solo dall’alto, per via dinastico-prussiana. Il nuovo partito operaio avrebbe dovuto contare per prima cosa su questo sviluppo, e suo compito era di affrettarlo e di trarne vantaggio per conquistare i diritti degli operai. Un simile modo di vedere le cose si opponeva diametralmente al carattere rivoluzionario democratico della politica politica di Marx. Dopo che Lassalle fu ucciso in duello, Engels scrisse a Marx, il 4 settembre 1864: «Era per noi attualmente un amico assai poco sicuro, e in avvenire sarebbe stato assai sicuramente un nemico…». Scrivendo alla contessa Hatzfeldt, come conforto, diceva Marx: «È morto giovane, in combattimento, come Achille», ma la diffidenza istintiva che Lassalle da vivo ispirava in Marx ha trovato piena conferma nell’importante scoperta di documenti del 1928. Si sono dimostrate semplici verità anche quelle parole di Marx su cui spesso si erano avuti dei dubbi: «In realtà il Lassalle ha tradito il partito; ha stretto un’alleanza formale col Bismarck». Questo risulta con evidenza nella lettera del Lassalle al Bismarck dell’8 giugno 1863. (…)” (pag 296-298) [Alexander Abusch, ‘Storia della Germania moderna’, Einaudi, Torino, 1951]
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- Articolo pubblicato:16 Marzo 2026
