“Eliminare la religione significa per Marx non contentarsi di una battaglia di idee, inevitabilmente portata a ridursi a una vana logomachia, ossia a una produzione di idee per mezzo di idee, come chiarirà nell”Ideologia tedesca’. Bisogna invece comprendere fino in fondo quello che in più luoghi ho indicato come il «processo della produzione sociale del sacro». Eliminare la religione significa dunque per Marx combattere e eliminare le condizioni economiche e sociali di fatto da cui la religione nasce, di cui essa è «l’aroma spirituale» (‘geistiges Aroma’). Per questa ragione, Marx polemizza con l’ex-amico Bruno Bauer a proposito dell’emancipazione politica degli ebrei tedeschi. Per Marx le richieste di Bauer sono superficiali, si contentano di definizioni giuridico-formali, si arrestano alla facciata politica delle situazioni, non mordono nella realtà specifica” (pag 50); “È stato anche osservato che «l’ateismo non si presenta [in Marx] come una conclusione del sistema; gli è invece anteriore. La costruzione teorica non interviene che in un secondo tempo, sia come conseguenza che come illustrazione di una scelta iniziale. Ora, una scelta si colloca nell’ordine della volizione. Se tutto il pensiero di Marx è polarizzato da un interesse etico non è forse perché quel pensiero discende da un’opzione?» (7). L’interrogativo può suonare suggestivo, ma è capzioso. Non tiene conto delle premesse di ordine metodologico di Marx: l’analisi scientista, opta certamente per un «punto di vista», ma per la semplice ragione che non possiamo «vedere tutto», come ci spiegherà Max Weber, ma abbiamo bisogno di presupposti, e chi afferma di non avere presupposti o premesse di valore nella propria ricerca in realtà li ha, ma non sa di averli o, se lo sa, li nasconde. Il «punto di vista» settoriale, esplicito, di Marx è il punto di vista, consapevolmente assunto, della classe operaia. È un punto di vista settoriale, come ogni altro punto di vista, ma Marx lo assume, opta per esso, in vista del suo universalismo potenziale, metateoricamente convinto che la classe operaia, liberando se stessa, potrà liberare tutta l’umanità. Si parla anche di una «eredità luterana» (ma anche sul messianismo vetero testamentario, fatto per lo più sbrigativamente risalire alle origini familiari, c’è tutta una letteratura) a proposito di Marx e del suo atteggiamento rispetto alla religione e all’ateismo. Su questa eredità non è lecito nutrire molti dubbi. L’abbiamo vista all’opera nel determinare tematiche e orientamenti teorici fondamentali in Hegel. Essa, del resto, permea tutta la cultura tedesca moderna. Fra Lutero e Marx, sia dal punto di vista del linguaggio che dei contenuti, sono state inoltre rilevate importanti assonanze e vere e proprie convergenze (8). Ma stupisce che non sia stato sufficientemente notato ciò che non era invece sfuggito all’analisi marxiana e alla sua rigorosa consapevolezza dialettica – vale a dire che l’ateismo presuppone il teismo e che ‘appunto per questa ragione Marx ha sempre rifiutato di proclamarsi ateo’. La suprema intelligenza di Marx splende in questo: nell’aver compreso il rapporto dialettico tra teismo e ateismo, il nesso di implicazione necessaria che intercorre fra i due termini, il valore puramente negativo-privativo della posizione atea. L’ateismo di Marx non è un programma, come forse lo fu in Engels e come poi lo diventò storicamente, nel marxismo-leninismo al tempo dello stalinismo. L’ateismo di Marx è un presupposto polemico che consente l’acre demistificazione dell’emancipazione puramente culturale-intellettuale, ma non politica; puramente politica ma non economica; puramente economica, ma non sociale-esistenziale. Il problema della religione e dell’ateismo in Marx, che può ben riguardare – dal punto di vista filologico-testuale – soprattutto il Marx giovane, investe in realtà il marxismo come tale, ne ripropone il senso generale, ne fa emergere la corposa sostanza sociologica, ne svela l’orientamento e l’intento profondo” (pag 54-55) [Franco Ferrarotti, ‘Religione e rapporti sociali in K. Marx’, ‘La critica sociologica’, Roma, n. 65, gennaio-marzo 1983] [(7) Cfr. G.M.M. Cottier, ‘L’athéisme du jeune Marx’, Vita e pensiero, Milano, 1981, p. 466; (8) Si veda in proposito il saggio di A. Rotstein, ‘Lutero e Marx: convergenze’, in ‘La critica sociologica’, n. 54, estate 1980, pp. 6-14]