“Posto così nell’autorità illuminata dello Stato il centro della vita non solo religiosa e politica, ma anche economica della nazione, i discepoli affermarono poi che, nella futura grade epoca organica, si avrebbe dovuto sostituire al regime politico e militare il regime industriale sotto di cui, cessato il sistema della libera concorrenza, causa della grave guerra economica tra individuo e individuo (5), si sarebbe impedito che i capitali appartenessero a uomini scelti «par un hasard de naissance» ed incapaci di disporne utilmente (6), e si sarebbe sostituito all’ingiusto sfruttamento dei poveri da parte dei ricchi, il fecondo sfruttamento di tutte le ricchezze del globo da parte degli uomini associati (7), soddisfacendo così ai principi di fratellanza umana proclamati dal ‘Nouveau Christianisme’ (8). Completato questo vasto piano di riforma sociale col propugnare, accanto all’emancipazione del povero, anche quella della donna che avrebbe dovuto esser parificata all’uomo mediante il riconoscimento dei suoi diritti ed una profonda trasformazione dell’istituto famigliare (9), in sansimonisti vollero inoltre che tutto ciò in pratica si attuasse con delle pacifiche riforme e non già con quelle violente insurrezioni popolari che sempre avversarono come inutili e dannose. E per questa avversione ai mezzi rivoluzionari, per questa negazione della lotta di classe essi, sebbene propugnassero l’emancipazione delle classi povere ed additassero l’importanza del fattore economico nella storia dell’umanità tanto da essere considerati perfino precursori del materialismo storico (10), non riuscirono a penetrare nelle classi operaie e trovarono invece solo una buona accoglienza nei ceti ricchi e colti, che, entusiasti del progresso industriale da loro propugnato, si limitarono ad intensificare il movimento filantropico in favore delle classi diseredate dalla fortuna (11)” (pag 79-80) [Renato Treves, ‘La dottrina sansimoniana nel pensiero italiano del Risorgimento’, Giappichelli, Torino, 1973] [(5) Cfr. ‘Doctrine…, cit., p. 139 ss; (6) ‘Doctrine…, cit., p. 258-59; (7) L’idea di sfruttamento, di ‘exploitation’, tanto importante nel pensiero sansimonista, è concepita nel senso che, per un errore organico del nostro regime sociale che attribuisce alla proprietà il diritto di percepire un reddito senza lavoro, una parte del «produit matériel du travail» sia ingiustamente «détournée au profit des propriétaires». Sulla differenza di questo concetto di sfruttamento da quello del Sismondi e del Marx cfr. Ch. Gide e Ch. Rist, ‘Histoire des doctrines économiques’, Paris, 1909, pp. 248-49; (8) Sul carattere religioso del socialismo sansimoniano e sui suoi rapporti col socialismo cristiano cfr. E. Troeltsch, ‘Die Sozialleheren der christlichen Kirschen und Gruppen’, in ‘Gesammelte Schriften’, Tubingen, 1922, vol. I, pp. 13, 844, 937; L. Girard, ‘Ketteler et la question ouvrière’, Berne, 1896, p. 18; V. Pareto, ‘Les systèmes socialistes’, Paris, 1926, t. I, pp .255, 259; G. Sorel, ‘Matériaux d’une théorie du proletariat’, Paris, 1919, pp. 332-52; (9) Per i sansimoniani l’individuo primordiale della società non è l’uomo solo o la donna sola ma la ‘coppia’ in cui la donna è associata all’uomo nella triplice funzione del Tempio, dello Stato, della Famiglia. Sulle discussioni sansimoniane relativamente al divorzio e sulle teorie matrimoniali di padre Enfantin che legalizzavano il libertinaggio e che distruggevano giuridicamente il vincolo famigliare, già distrutto di fatto mediante l’abolizione dell’eredità cfr. il periodico sansimonista «Gazette des Femmes», 1836-38; Bouglé, ‘Chez les prophètes socialistes’, Paris, 1918, pp. 51-110; E. Fournière, op. cit., cap. II; (10) Il Muckle (op. cit., p. 341) afferma che «die Sozialphilosophie Marxens hinsichtlich der Universität der Problemstellung über die ökonomische Auffassung der geschichtlichen Phänomene bei Saint-Simon hinausgeht» e della stessa opinione è pure il Keller-Krauz in ‘La sociologie au XIX siècle’, ‘Revue Internationale de Sociologie’, 1904, t. XII, p. 901. D’opinione contraria è specialmente Ch Turgeon; cfr. ‘La conception de l’histoire et du progrès d’après Saint-Simon et ses disciples’, “Travaux Juriques de l’Université de Rennes”, 1914-15, pp. 145-85. In verità i sansimoniani s’avvicinarono alle dottrine del materialismo storico per l’importanza data all’elemento economico nello sviluppo progressivo dell’umanità, ma se ne staccarono perché non considerarono questo come l’ ‘unico’ fattore della storia e specialmente perché negarono la lotta di classe che costituiva il principio fondamentale di quelle dottrine; (11) Ben a ragione il Charléty osserva che il sansimonismo invece di fornire soldati all’esercito socialista e rivoluzionario, ne fornì a quello dei «Seigneurs de la féudalité industrielle» (op. cit. ‘Conclusion’). Tale fatto è ampiamente spiegato in G. Eckstein, ‘Der alte un der neue Saint-Simon’, Marx-Engels-Archiv, 1926, p. 116; G. Salomon, Wege zum Sozialismus, Saint-Simon und der Sozialismus’, Berlin, 1919, p. 23 ss. Sull’opera filantropica dei sansimoniani e sui loro rapporti con operai cfr. Bouglé, op. it., pp. 1-50]
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- Articolo pubblicato:5 Febbraio 2026
