“Per molti, la chiave di simili speranze iperboliche era il concetto di proletariato. Marx sicuramente non è stato l’unico autore ad averlo appoggiato, ma lui, più che tutti gli altri, aveva lastricato la strada dalla realtà all’utopia. «I rapporti borghesi sono divenuti troppo angusti per poter contenere la ricchezza da essi stessi prodotta». La borghesia perciò deve distruggere le forze produttive per potere sopravvivere, fino a che le crisi provocate da tale distruzione non si rivolteranno contro di essa; poiché «la borghesia non ha soltanto fabbricato le armi che le porteranno la morte; ha anche generato gli uomini che impugneranno quelle armi: gli operai moderni, i proletari». In risposta a una borghesia sempre più nervosa, il proletariato (secondo Marx) crescerà in dimensione, in omogeneità, in miseria e in forza organizzata. Come la borghesia nella società feudale, il proletariato nella società borghese è «la classe che tiene in mano l’avvenire». Ma a differenza della borghesia, il proletariato non darà luogo a un altro dominio della minoranza. Insieme con i rapporti borghesi di produzione, esso distruggerà tutti i precedenti rapporti di produzione e le sovrastrutture venute con essi. Così, la rivoluzione proletaria «abolisce le condizioni di esistenza dell’antagonismo di classe, cioè abolisce le condizioni d’esistenza delle classi in genere, e così anche il suo proprio dominio in quanto classe. Alla vecchia società borghese con le sue classi e i suoi antagonismi fra le classi subentra una associazione in cui il libero sviluppo di ciascuno è condizione del libero sviluppo di tutti». E così via, nel ‘Manifesto del partito comunista’, nell’entusiastica poesia del tempo, nei canti del movimento dei lavoratori, e nell’appello ai proletari di tutto il mondo a unirsi. E invece, i rappresentanti del proletariato votarono per i crediti di guerra nei parlamenti dei loro rispettivi paesi. Indubbiamente, i partiti socialisti di Francia e Germania non fecero altro, nell’agosto del 1914, che quanto i loro elettori volevano che facessero. Anziché creare un mondo diverso, i lavoratori arrivarono alla guerra per il mondo così com’è” (pag 89-90) [Ralf Dahrendorf, Il conflitto sociale nella modernità. Saggio sulla politica della libertà’, Laterza, Bari Roma, 1989]