“È l’impostazione del rapporto delle classi nella rivoluzione viennese, intorno alla quale, in altra forma e con diversa articolazione, si aggirano anche le pubblicazioni di ispirazione ben diversa, socialista e marxista, che si sono avute in occasione del centenario; e fa parte, per così dire, di una tradizione della storiografia e della pubblicistica sugli aspetti sociali della rivoluzione del 1848 in Austria, se, per esempio, nel caso del libro di Endres siamo di fronte ad un semplice riassunto di un’opera pubblicata nel 1892 da Maximilian Bach (1), e Fischer, per chiarire appunto la funzione di avanguardia, di urto, degli operai nella rivoluzione suggestivamente riporta, fra le pagine delle memorie dei contemporanei, quelle di Ernesto Violand, che sono note sotto il titolo di “Soziale Geschichte der Rivolution in Osterreich’. Ed è tradizione ripresa dall’opera del Brügel, dal Fischer, e da Julius Deutsch nel suo breve compendio di storia del movimento operaio austriaco, specialmente per indicare nel 1848 le origini del movimento operaio austriaco, ricordando tra l’altro la presenza di Marx a Vienna. Episodio quest’ultimo che, inquadrandosi nella maggiore attenzione data, fra gli altri, dal Druz (3) alla partecipazione di Marx e di Engels al movimento rivoluzionario del 1848, va riferito per suggerire almeno, in contrasto a talune estreme tendenze, ad interpretare l’azione di Marx in quel periodo come puramente democratica e separata da ogni rivendicazione operaia concreta, come ha fatto il Rosenberg: «Per Marx solo la rivoluzione democratica era allora importante come politica pratica tedesca: ed essa poteva soltanto riuscire vittoriosa in quanto si criticasse e si smascherasse senza riserve la borghesia. Ma argomenti di tale critica potevano essere soltanto i grandi problemi politici e non le necessità professionali del proletariato» (‘Storia del bolscevismo’, Firenze, 1933, p. 14). Le cose sembrano stare diversamente almeno per quanto riguarda l’Austria. Sulla fine di agosto e i primi di settembre del 1848 a Vienna alcuni giornali di sinistra (che furono esposti nelle vetrine della Mostra del’48 viennese al Rathaus di Vienna), ‘Konstitution’ e ‘Der Radikale’, davano notizia di riunioni della “Prima Lega Generale” durante le quali Karl Marx, redattore della “Neue Rheinische Zeitung” , aveva parlato della situazione della rivoluzione a Parigi e negli altri paesi. Qualche tempo dopo il giornale reazionario “Geissel”, che andava raccontando ai suoi lettori che la rivoluzione viennese era fatta “con denaro straniero”, coglieva l’occasione per sfruttare questa notizia e scriveva: «Non è un puro caso che i rifiuti della nazione tedesca, i signori Marx e Julius Froebel, si trovino proprio in questo momento fra di noi» (4). Certamente c’era qualche ragione se insieme a Julius Froebel, noto democratico tedesco, anche il redattore della “Neue Rheinische Zeitung”, Karl Marx, si trovava proprio in quei giorni a Vienna. Il ‘Manifesto’, che quest’ultimo aveva pubblicato nel febbraio dello stesso anno a Londra, non aveva avuto il tempo di essere conosciuto nella capitale di quella “Cina d’Europa” che in pochi mesi era diventato il centro, se non più importante, certo più decisivo e delicato del movimento operaio europeo. Prima del marzo, tuttavia, la polizia del Metternich, occupata a perseguitare chi era in possesso di “brochures” di Weitling o di altri comunisti utopistici, non aveva mancato di ricevere segnalazione della comparsa di un volume di critica filosofico-sociale, “La Sacra Famiglia”, i cui autori, Engels e Marx, facevano parte “di una frazione del comunismo di un certo modo assai radicale” (pag 81-84) [Salvatore Francesco Romano, ‘Stato e nazione nella storia dell’Austria moderna. Studi e note di storiografia’, Edizioni Dell’Ateneo, Roma, 1958] [(1) A. Rosenberg, ‘Storia del Bolscevismo’, Firenze, 1933, p. 15; (3) H. Hantsch, ‘Die Nationalitätenfrage in alten Osterreich’, Wiener Studien, B.I, Verlag Herold, Wien, 1953, p. 36); (4) E. Fischer, ‘Osterreich 1848, cit.]
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- Articolo pubblicato:30 Gennaio 2026
