“Si è detto, e si è cercato di mostrare sommariamente, come il giudizio che Cantimori dava del pensiero di Marx nascesse dalla sua lettura antirevisionistica e antipositivistica, ma anche «anticatastrofica», per dir così, cioè storicizzante, di quel pensiero (…). Perciò era ovvio che se si voleva discutere in termini scientifici e non di propaganda – andava evitata ogni assimilazione indifferenziata, dogmatica, dottrinaria, delle opere di Marx, tutte considerate opere di ricerca scientifica, storico-critica, proposizioni indiscutibili della verità, ma bisognava di volta in volta distinguere e valutare le occasioni e le diverse finalità, e perciò la natura, dei diversi scritti (2, pag 279). Questo mi sembra il succo della lettura marxiana di Cantimori e della sua lettura e del suo studio degli interpreti moderni di Marx. Come la critica marxista dell’elemento «contemplativo» della filosofia, ed in particolare della dialettica hegeliana, trova il suo corrispettivo in un atteggiamento storiografico negatore di una storia «magistra vitae», e perciò anche di una ricerca storica strumentalizzabile ai fini di una battaglia immediatamente politica (si ricordino le ironie di Cantimori sui libri intesi come carri armati), così in questa stessa critica stà la ragione di fondo dell’impossibilità di riferirsi a quel pensiero come a qualcosa di statico, dottrina da intendere astrattamente per se stessa, secondo un procedimento caro agli storici tradizionali della filosofia e da glossare per ricavarvi indicazioni, giudizi, ammaestramenti. Perciò Cantimori può affermare, senza cadere in nessun tipo di ortodossismo, che «l’intendimento storico (critico e anche “filologico”, oltreché politico, delle idee di Marx sulla lotta politica e sulla “egemonia” o “dittatura”) sta negli scritti di Lenin, piuttosto che in quelli di Kautsky» (1, pag 280). Perciò egli può sintetizzare in questi termini il nucleo centrale di un libro come quello di Korsch, pur criticato per aver troppo puntualizzato – «fino all’estremo, fino alla disgregazione» (2, pag 280) – il carattere storicizzante del pensiero di Marx: la posizione raggiunta da Marx Engels con la critica all’economia, come forma di coscienza più avanzata e importante “‘attualmente'”, cioè storicamente, dogmaticamente, sviluppata, dipanata ex cerebro, diventando dottrina astratta, ideologia vera e propria essa stessa, p. es. obliterando la politica. Questo è forse il meglio che si può trarre dal Korsch» (3)” (pag 279-280) [Giovanni Miccoli, ‘Delio Cantimori. La ricerca di una nuova critica storiografica’, Einaudi, Torino, 1970] [(2, pag 279) Si veda, giusto per fare un esempio che mi sembra interessante, la sua lettera del 4 ottobre 1947 a G. Einaudi a proposito delle “Lotte di classe in Francia” di Marx: «’Non sono d’accordo’ di inserire le ‘Lotte di classe in Francia’ negli “Scrittori di storia”: è un libro, cioè una raccolta di articoli, che seguono gli avvenimenti e li criticano e li interpretano da un punto di vista che Marx avrebbe abbandonato e critica dopo poco tempo, Un grande esempio di analisi critica politico-sociale, economico-politica, ma non un libro di ‘storia’ come invece può essere considerato il ’18 Brumaio’, che tratta lo stesso argomento, ma a svolgimento storico conchiuso e non a svolgimento storico o processo storico ancora aperto, come ‘Le l. d. cl’. È un libro potente, ma non lo metterei in una collana “Scrittori di storia”, mentre nella “Marxista” stava bene ed è bene darlo. Mettetelo nei “Saggi”»; (1, pag 280) cfr. ‘Interpretazioni’, cit., p. 187 e ‘Kautsky e la «dittatura del proletariato» in ‘Studi di storia’, cit., p. 247; (2, pag 280) ‘Interpretazioni’ cit., p. 198; (3, pag 280) Così in una scheda manoscritta di mano di Cantimori conservata tra le pagine del volume del Korsch, ‘Marxismus und Philosophie’ (ed.1930), presente nella sua biblioteca (cfr. p. 262, nota 1)]
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- Articolo pubblicato:9 Gennaio 2026
