“Marx – osserva Lipset (59), non si occupa della necessità sociale di conservare istituzioni e valori che garantiscano la stabilità e la struttura della società. Per Marx, che considera l’uomo come essere naturale, la costrizione sociale non adempie a funzioni socialmente necessarie, ma serve al dominio di classe. Marx riprende su di un piano superiore il tema di Rousseau: l’uomo è un essere naturale e la verità della connessione sociale è di essere una connessione naturale. Se nella civiltà l’apparenza è diversa, questa è allora una ideologia che, poiché serve gli interessi di potere, deve essere eliminata. Il controllo sociale, cristallizzato in istituzioni e valori della società, si identifica per Marx col potere politico cioè con un rapporto di potere parassitario o di sfruttamento. Se Hegel aveva separato Stato e società attribuendo a ogni sistema una funzione particolare, per Marx la società che necessita di uno Stato appare appunto per questo innaturale e in sé contraddittoria. La vera società non ha bisogno di Stato perché in essa non esiste alcun rapporto di potere. E questo perché essa è espressione della natura umana, che per Marx, come per Feuerbach e Rousseau, è una condizione stabile e non problematica. La sociologia in questo senso è per Marx non propriamente una dottrina della società ma una dottrina della specie. (…) Il socialismo in questo senso non è una dottrina politica che possa sostituire altre dottrine politiche, ma è la verità scientifica, cioè la scienza naturale dell’uomo e della sua società. Nel futuro, dice Marx nei ‘Manoscritti economico-filosofici’, ci sarà ancora solo una scienza, cioè la scienza della natura in quanto scienza della natura fisica dell’uomo e delle conseguenze, da ciò condizionate, per la sua vita genetica. Base dell’esistenza umana sono i bisogni materiali e il lavoro materiale che l’uomo realizza nella sua vita generica. Ogni questione che vada oltre questa dogmatica della natura viene esplicitamente troncata da Marx: «Non pensare, non interrogarmi; non appena pensi e interroghi, la tua astrazione dall’essere della natura e dell’uomo non ha senso» (62). Base dello sviluppo sociale è la divisione del lavoro (…)” (pag 250-250) [Friedrich Jonas, ‘Storia della sociologia’, Editori Laterza, Bari, 1970] [(59) ‘Sociology Today, vol. I, p. 86; (62) ‘Nationalökonomie und Philosophie’, a cura di Thier, 1950, p. 197]