“Tuttavia tra il 1871 e il 1872 i rapporti di Stefanoni con le componenti internazionaliste erano buoni, e queste non si opposero alla sua proposta di creare una Società universale dei razionalisti a patto che non si ponesse in antagonismo con l’Associazione internazionale dei Lavoratori. La sua iniziativa ebbe l’approvazione di Garibaldi – ma si sa che il Generale aveva la tendenza ad appoggiare tutto quanto fosse in odore di anticlericalismo -, di Castellazzo, di Celso Ceretti, di Ricciardi, di Macchi, del deputato libero pensatore e massone Salvatore Morelli ma, soprattutto, dei gruppi internazionalisti che ruotavano attorno alle riviste «La Favilla» di Mantova, diretta da Paride Suzzara-Verdi (antico compagno di Castellazzo nei moti mantovani del 1851, che si conclusero con le esecuzioni del Belfiore), il «Romagnolo» di Ravenna, diretto da Ludovico Nabruzzi, la «Libertà» di Pavia, l’«Eguaglianza» di Girgenti, diretta da Antonino Riggio; mentre in campo internazionale ottenne l’approvazione di Ludwig Büchner, di Ludwig Feuerbach e del socialdemocratico Wilhelm Liebknecht, seppur con qualche riserva. Venne osteggiata invece dalla corrente bakuninista e in particolare da Cafiero e da «La Campana» di Napoli e da Bizzoni e «Il Gazzettino Rosa», che vedevano nell’iniziativa il preludio alla creazione di «una nuova setta borghese» o, peggio, di una nuova setta che sembrava volersi sostituire all’Internazionale (50). Quando la notizia di questi articoli giunse a Londra sorse un’aspra polemica tra Marx e Stefanoni che si protrasse per tutto il 1872, finendo per coinvolgere altri internazionalisti italiani. Engels, in una lettera scritta a Bizzoni nel febbraio 1872, affermava, riferendosi alle notizie apparse su «Il Libero Pensiero» che annunciava la creazione della Società Universale dei razionalisti, «che la grande associazione operaia» non poteva «pigliar gelosia della società di prebendati razionalisti propugnata da questo giornale» (51). Anche Marx intervenne scrivendo nuovamente a Bizzoni nel maggio dello stesso anno; e riferendosi ad alcune false affermazioni fatte da Stefanoni nei suoi confronti disse che «l’evangelista del razionalismo, signor Stefanoni, tratta[va] la cronologia e la topografia esattamente come lo fecero diciotto secoli orsono, i suoi predecessori del Nuovo Testamento» (52), (…) Gli storici che hanno studiato questa vicenda hanno giustamente messo in evidenza il fatto che al centro della polemica stava una diversa concezione strategica: per Marx ed Engels l’emancipazione economica era preliminare, per Stefanoni, invece, essa doveva essere preceduta da quella contro la religione. Il Consiglio chiuse questa polemica con una circolare accusando Stefanoni di essersi associato, in modo strumentale, al coro di critiche proveniente dai bakuninisti e definendo la sua Società universale dei razionalisti come «organisation “autoritaire” et “hiérarchique”, couvents de moines et de nonnes athées» (54). (…) A nostro avviso l’atteggiamento “antimassonico” del socialismo d’ispirazione marxista trae origine anche da questo episodio, e le accuse lanciate da Marx suscitarono un’eco che si propagò negli anni. Il pericolo di una “contaminazione borghese” emerge in modo molto chiaro anche dal rapporto epistolare intercorso tra Engels e Cafiero, laddove quest’ultimo, pur considerandosi un razionalista, non esitò a presagire che l’attività della Società universale dei razionalisti di Stefanoni si sarebbe limitata «a un meritorio conato di qualche borghese», rassicurando il suo corrispondente di ritenere impossibile che i razionalisti avrebbero potuto creare pericoli reali per l’Internazionale (57)” (pag 120-121-122-123) [Marco Novarino, ‘Tra squadra e compasso e Sol dell’avvenire. Influenze massoniche sulla nascita del socialismo italiano’, Università Popolare di Torino Editore, Torino, 2013] [(50) «Il Gazzettino Rosa» pubblicò alcuni articoli nel novembre-dicembre 1871 mentre «La Campana» di Napoli pubblicò un articolo; (51) G. Del Bo, a cura, ‘La corrispondenza di Marx e Engels con italiani, 1848-1895’, cit., p. 153; (52) Ivi, p. 214); (54)C. Marx, F. Engels, ‘Les prétendues scissions dans l’Internationale. Circulaire privée du Conseil général de l’Association Internationale de travailleurs: rapport et documents publiées par ordre du Congres international de la Haye’, A. Darson, Londres, 1873, ora riprodotto in anastatica anche in Marx-Engels, Gesamtausgabe’, Dietz, Verlag, Berlin, 1984, p. 191; (57) G. Del Bo, a cura, ‘La corrispondenza di Marx e Engels con italiani ….’ (pag 93-95)]