“In primo luogo, ricordo Friedrich Engels e le sue intelligenti intuizioni: egli dette, secondo Vovelle, la lettura «canonica» dell’utopia ed elaborò uno statuto d’essa (9). Egli percepì come il pensare utopico fosse «geniale» ma corrispondesse a epoche in cui sopravvivevano rapporti di produzione arretrati, allorché era generalizzata una sorta di immaturità sociale e la progettazione del tempo futuro diventava necessariamente ideale, anzi idealista. La sua definizione resta celebre (10): «Il socialismo (per gli utopisti) è l’espressione dell’assoluta verità, dell’assoluta ragione, dell’assoluta giustizia, e basta che sia scoperto perché conquisti il mondo con la propria forza; poiché la verità assoluta è indipendente dal tempo, dallo spazio e dallo sviluppo storico dell’uomo, è un semplice caso quando e dove sia scoperta. (…) (Gli utopisti) non potevano ancora far appello alla storia del loro tempo». D’altra parte, Engels, Marx e in genere il pensiero marxista più acuto misero in luce un altro elemento decisivo nella critica dell’utopismo: la mancanza del concetto di ‘transizione’. Su di esso si discusse a lungo fra Otto e Novecento, le soluzioni adottate furono il più delle volte fallimentari, ma ciò non toglie validità all’osservazione marx-engelsiana sulla sostanziale estraneità a esso della nozione di utopia. Un ulteriore elemento fu dato, nel giovane Marx, dalla contestazione del «dogmatismo», proprio di tanti socialisti utopisti, coll’affermazione dell’opportunità di adeguare la loro analisi politica agli sviluppi e alle stesse contraddizioni della realtà, abbandonando il riferimento all’astratta «ragione». Sanciva Marx in un commento ad Arnold Ruge nel 1843 (11): «(…) Non vorrei che noi innalzassimo una bandiera dogmatica; al contrario. Noi dobbiamo cercare di venire in aiuto ai dogmatici, affinché chiariscano a se stessi i loro principi. Così soprattutto il ‘comunismo’ è un’astrazione dogmatica, e con ciò mi riferisco non a un qualsiasi , presunto ed eventuale comunismo, bensì al comunismo realmente esistente, quale lo professano Cabet, Dézamy, Weitling, ecc. Questo comunismo è proprio solo una manifestazione particolare del principio umanistico, contaminato da suo opposto, l’elemento privato. Abolizione della proprietà privata e comunismo, quindi, non sono affatto identici e non a caso, bensì necessariamente, il comunismo si è trovato di fronte ad altre dottrine socialiste, come quelle di Fourier, Proudhon, ecc., proprio perché esso spesso non è che un’astrazione particolare, unilaterale, del principio socialista. Tutto il principio socialista, a sua volta, non è che uno degli aspetti, quello concernente la ‘realtà’, della vera essenza umana (…)»” (pag 219-221) [Gian Mario Bravo, ‘Utopia e socialismo. Estratto dal volume: ‘Nell’anno 2000 dall’utopia all’ucronia. VII giornata Luigi Firpo. Atti del convegno internazionale 10 marzo 2000, a cura di Bruno Bongiovanni e Gian Mario Bravo’, Leo S. Olschki editore, Firenze, 2001] [(9) Cfr. nel presente vol. il saggio di Michel Vovelle, ‘Utopie et révolution à l’époque contemporaine’; (10) Nell”Evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza’, 1880, Engels ebbe parole emblematiche su utopismo e utopisti: apprezzandoli, li identificava in particolare con Fourier, Saint-Simon, Owein e Weitling. Citando atteggiamenti e pensiero degli utopisti protosocialisti, egli scrisse: «Il socialismo è l’espressione dell’assoluta verità, dell’assoluta ragione, dell’assoluta giustizia, e basta che sia scoperto perché conquisti il mondo con la propria forza (…); (11) Lettera di Karl Marx ad Arnold Ruge, settembre 1843, in ‘Annali franco-tedeschi’ (1844), a cura di G.M. Bravo, Milano, Ediz, del Gallo, 1965, pp. 80-81]
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- Articolo pubblicato:6 Novembre 2025
