“La pianificazione, nel senso di una direttiva centrale dell’economia nazionale rivolta ad una finalità o ad una serie di finalità determinate dal centro, fu il prodotto di una situazione nazionale di emergenza più che di un’esigenza di riforma sociale. Sul piano teorico, il titolo di padre della pianificazione appartiene piuttosto a Federico List che a Carlo Marx. L’opera del List, il ‘Sistema nazionale di economia politica’, non fu la sua sola opera che pose le basi di una pianificazione nazionale come mezzo di edificazione di una forza industriale tedesca, poiché tutte le sue altre opere contengono accenni al processo di pianificazione cosparsi qua e là (1). La guerra del 1914-18 fu l’avvenimento che insegnò che la più efficiente organizzazione della produzione per raggiungere uno scopo socialmente necessario non può essere creata nel quadro del libero sistema capitalistico, vale a dire attraverso lo stimolo del meccanismo dei prezzi, ma che occorrono invece un controllo diretto e un’organizzazione della produzione da parte dello Stato. La lezione non fu appresa quasi affatto in Russia e nella migliore delle ipotesi non fu appresa che parzialmente in Gran Bretagna. Fu appresa sul serio solo nella patria di List, dove fu inventato il termine di “economia pianificata” e dove ne fu sviluppata l’applicazione, da parte di Rathenau e dei suoi esperti, nell’Ente tedesco per le materie prime belliche. Così, se si prescinde dal caso eccezionale di una collettività coinvolta in una guerra la quale viene spinta più fortemente che in qualsiasi altro momento ad impedire lo sviluppo dei risentimenti provocati dalla diseguaglianza delle condizioni o dei sacrifici e accetta necessariamente in qualche misura il principio della distribuzione “a ognuno secondo i suoi bisogni”, l’economia pianificata non dovette nulla agli ideali del socialismo o della giustizia sociale nella sua prima forma sviluppata. La prima impostazione della pianificazione in Russia Sovietica fu estremamente sperimentale ed esitante. Il processo di “nazionalizzazione” significò, nei primi giorni della rivoluzione, la conquista delle fabbriche da parte degli operai e delle terre da parte dei contadini. “Ogni fabbrica ed ogni podere”, disse Lenin nel 1918, dovrebbero costituire “un comune di produzione e di consumo” e dovrebbero “risolvere a modo loro il problema della valutazione della produzione e della distribuzione dei prodotti”. Non si hanno che scarse prove della consapevolezza dei capi bolscevichi delle conseguenze dell’economia pianificata in Germania durante la guerra; ma fu la guerra, e questa volta era guerra civile, che impose pure gli elementi della pianificazione alla Russia Sovietica. In Russia, come in Germania, la sopravvivenza nazionale dipendeva dall’organizzazione di risorse nazionali limitate come un tutto unico nel quale ogni parte fosse controllata o diretta verso l’attuazione di un fine nazionale. Questo fu il periodo del “comunismo di guerra” (…). Fu l’esperienza di quegli anni, unita all’intuizione di Lenin, che dette realmente inizio alla carriera che la “pianificazione” compì nel mondo. Lenin e i suoi collaboratori si resero chiaramente conto del fatto che la vittoria nella guerra civile avrebbe costituito l’inizio e non la fine delle difficoltà del regime. Non si poteva sperare di conseguire né la sicurezza nazionale in un mondo ostile, né la sopravvivenza della rivoluzione proletaria all’interno senza una politica di intensa industrializzazione. Poiché non si poteva ottenere del capitale straniero in quantità degne di nota, il capitale necessario non poteva essere fornito che dallo sfruttamento della massa contadina e questo sfruttamento sarebbe stato assolutamente intollerabile se non fosse stato mitigato da un incremento dell’efficienza e della produttività dell’agricoltura sovietica” [E.H. Carr, ‘L’influenza sovietica sull’Occidente’, La Nuova Italia, Firenze, 1950]  [(1) In un opuscolo che reca il caratteristico titolo di “Circa un sistema ferroviario sassone come base di un sistema ferroviario generale tedesco”, List adoperò, scrivendo nel 1833, un argomento fondamentale per la pianificazione, che sarebbe caduto a proposito un secolo dopo: «Che cos’è una spesa di 4 milioni, sì, mi domando, che cos’è una spesa da 6 a 10 milioni, quando sono in gioco interessi nazionali così grandi e quando nello stesso tempo il capitale investito rende un interesse tanto straordinariamente alto? Più capitale si piò investire in queste condizioni, meglio è. Il semplice investimento di somme così grandi di capitale procura cibo, lavoro, felicità e benessere fra le masse della popolazione che vivono lungo la linea ferroviaria, poiché nove decimi della spesa vanno a beneficio della classe operaia”] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*]

Chiudi il menu