“A Gerolamo Boccardo (1829-1904) si deve la traduzione integrale italiana del primo volume del ‘Capitale’. Genovese, laureatosi in giurisprudenza nel 1849 dopo esser stato fra i volontari guidati da Goffredo Mameli e dopo aver esercitato un certo ruolo nel giornalismo locale, da tempo egli s’era volto agli studi sociali e sul socialismo. Influenzato dal positivismo antihegeliano, cominciò a occuparsi di economia politica, insegnando dapprima in scuole tecniche e dal 1860 nell’Università ligure (nella cattedra di economia politica), ottenendo vari incarichi pubblici (…). Caratteristici della sua visione economica furono l’accoglimento dell’evoluzionismo spenceriano da una parte e, dall’altra, il richiamo sociologico, il voler fare dell’economia una «scienza sperimentale» fondata sull’uso della matematica, della statistica, della stessa storia. Boccardo fu sempre attento nei confronti del socialismo, pur studiando il fenomeno e i movimenti da posizioni liberli moderate; e, fatto non certo comune nella cultura italiana, si occupò anche del socialismo tedesco, «minaccioso» e «audace» al pari di quello francese e inglese, ma più teorico e legato all’insegnamento di Hegel. Parlando del «socialismo contemporaneo», diceva nel 1858: «Nella meditabonda Allemagna, i novatori, formati alla scuola di Hegel, scendono in campo armati di tutto l’arsenale metafisico e universitario: i libri di Feuerbach, di Stirner, di Stein, di Krause, di Grün e degli altri ‘Giovani Egeliani’ (sic) od ‘Umanisti’ (come s’intitolano) accoppiano a profonda dottrina la più temerarie utopie e qualche volta le più ampie bestemmie» (…). Boccardo dimostrò le sue capacità politiche e culturali nella direzione della terze serie della «Biblioteca dell’economista», nella quale succedette a Francesco Ferrara nel 1876. (…) A ogni volume, nel quale in genere venivano raccolti scritti di due o più autori, Boccardo anteponeva ampi saggi introduttivi: è significativo che in queste introduzioni spesso egli si sia occupato di Marx e del ‘Capitale’, offrendo cioè delle piccole anticipazioni critiche del «saggio» che egli aveva intenzione di pubblicare e che in effetti avrebbe dato alle stampe a partire del 1882. (…) Parlando nel ’78 del ‘Metodo e dei limiti dell’economia politica’, Boccardo si interessava in prima persona di Marx, tacciandolo sì d’aver elaborato dei «sofismi», ma anche ammettendo che proprio il «metodo storico» di questo, con il richiamo perentorio all’economia, aveva offerto il maggiore contributo per il rinnovamento degli studi: anzi, diceva, «noi siamo pronti a confessare che abbiamo imparato moltissimo dalle opere di Carlo Marx e dei più audaci conseguenziari della nuova scuola»; c’era inoltre in lui un riferimento al materialismo storico, espresso ancora in termini incerti, ma come s’è detto, già fondato su una conoscenza dei testi. (…) Appena un anno più tardi, nel ’79, Boccardo, che evidentemente aveva già posto mano alla traduzione – dal francese – del ‘Capitale’, ne annunciava la ormai vicina apparizione in italiano nella collana da lui diretta” (pag 258-261) [G.M. Bravo, ‘Appendice: ‘«Il capitale» in Italia: 1867-1895”, in Anna V. Uroeva, ‘La fortuna del «Capitale»’, a cura di Gian Mario Bravo, Editori Riuniti, Roma, 1974]