“Quando Marx ha terminato di “costruire” una categoria, userà, definitivamente, “un” nome per “un” concetto. Il caso più paradigmatico è il seguente: «Tutti gli economisti incorrono nello stesso errore: invece di considerare il ‘plusvalore’ puramente in quanto tale, lo fanno attraverso le ‘forme’ particolari di ‘profitto’ o ‘rendita’» (43). Cioè, il “nome” ‘plusvalore’ (uno) ha “un” concetto (così come è stato descritto nei primi ‘quaderni’). Le sue “forme” fenomeniche di apparenza nel “mondo delle merci”, subordinato e più complesso, sono: il ‘profitto’ e la ‘rendita’, per esempio (che hanno “due” concetti differenti, che, con quello di plusvalore, sarebbero già “tre”). Tuttavia gli economisti li “confondono” in “un” solo concetto. Si tratta, quindi, di “separare”, “distinguere” concetti e di “porre” denominazioni diverse per evitare confusioni. Dovremmo sviluppare qui tutta una “teoria” della costituzione delle categorie – come introduzione a questo compito abbiamo scritto i tre tomi di commenti. Forse il momento più creativo di Marx è quando tratta la questione della rendita – che, partendo dalla posizione di Rodbertus, e dalla sua critica, sviluppa il concetto di composizione organica, monopolio, eccetera (44). La categoria fondamentale che Marx scopre nei ‘Manoscritti del 1861-63’ è quella di “prezzo di produzione”, che gli permette di affermare che, per prezzo di produzione, l’agricoltura può sostenere un prezzo maggiore che la media (cioè, al suo proprio valore) da dove si paga questa rendita. Questi temi, per esempio, non corrispondono più al Libro I, bensì alla parte del discorso dialettico che si esporrà nel Libro III de ‘Il capitale’, a partire dall’orizzonte più concreto della “concorrenza”” (pag 116) [Enrique Dussel, Metafore teologiche di Marx, InSchibboleth edizioni, Roma, 2018] [(43) Manuscritos del 61-63, in MEGA, II, 3, p. 333, 2-6, in spagnolo, I. p. 33; (44) Cfr. la mia opera ‘Hacia un Marx desconocido’, cap. 9]