“Quando Buonarroti chiama «illuminata» la volontà del comitato di ardimentosi che deve guidare la rivoluzione e «saggi» i componenti del governo dello stato di transizione, c’invita ad accostare l’idea della dittatura rivoluzionaria a quella del dispotismo illuminato. L’idea della dittatura rivoluzionaria come governo provvisorio e temporaneo, imposto da circostanze eccezionali, passò nella teoria e nella pratica di Blanqui, non nella teoria politica di Marx, che parlò di dittatura del proletariato nel senso di dominio di classe e non di un comitato e tanto meno di un partito, e quindi non nel senso tradizionale di forma tipica di esercizio del potere, non i quel senso che il termine aveva sostanzialmente conservato nel passaggio dalla dittatura classica a quella moderna. Le uniche annotazioni che Marx fa sullo stato di transizione sono tratte dall’esperienza della Comune di Parigi tra il marzo e il maggio 1871 e sono volte a mostrare che il governo della Comune è una forma di democrazia più avanzata della democrazia rappresentativa dei più avanzati stati borghesi. Ciò nonostante Engels nella prefazione agli scritti di Marx sulle guerre civili in Francia addita nella Comune di Parigi una prima grande e terribile prova della dittatura del proletariato. Ma ciò che rende se mai più esemplarmente evidente che altro è il dominio di classe (dittatura in senso non tecnico), altro è la forma di governo in cui questo dominio si esprime (che non era infatti nel caso della Comune, almeno nella interpretazione di Marx, una dittatura in senso tecnico). Nell’espressione marxiana ‘dittatura del proletariato’ il termine ‘dittatura’ non ha un significato valutativo particolarmente rilevante: dal momento che tutti gli Stati sono dittature, nel senso di dominio di classe, il termine indica sostanzialmente uno stato di cose e quindi ha un significato essenzialmente descrittivo. Il passaggio dal significato valutativo positivo proprio della dittatura sia come magistratura sia come governo rivoluzionario al significato valutativo negativo, oggi prevalente, come ho detto all’inizio, è avvenuto per il fatto che per dittatura s’intende ormai sempre più non genericamente il dominio di una classe ma una forma di governo, cioè un modo di esercizio del potere” (pag 156-157) [Norberto Bobbio, ‘Stato, governo, società. Frammenti di un dizionario politico’, Einaudi, Torino, 1995]

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