“Tra il 10 e il 24 maggio 1893 Labriola inserì nel corso una biografia di Marx, che fu ripetuta nei due anni successivi con alcune integrazioni («ripigliato ’93-94 e ’94-95 con caratteristica generale», è annotato sulla pagina iniziale), cui seguì un breve schizzo della vita di Engels (lezione del 24 maggio 1893 (16)). Gli appunti degli uditori Alceste Della Seta e Alessandro Schiavi ne chiariscono qualche passaggio e attestano integrazioni estemporanee all’esile ‘scheletro’ del manoscritto originale. In una lezione del gennaio 1895, Labriola spiegherà che lo scopo di quei corsi era di stabilire come molti enunciati teorici di Marx trovassero riscontro nella sua «formazione subiettiva»: a) la filosofia del divenire, b) il passare dalle cose alle ideazioni, c) il comunismo (utopico), d) il rivol’gimento’ negli studii storici, e) il movimento proletario, f) l’incaglio dell’economia, g) la coscienza rivoluzionaria del 1818, h) la democrazia e le cause del suo insuccesso», ma soprattutto «la grande scuola intuitiva» della Rivoluzione francese, dalla quale «era nata, non solo una nuova intuizione sociale, ma una nuova concezione della storia» (17). «È comodo» – spiegava – «dire le idee sono il risultato della “istituzioni”, ma ci vuole la individua manifestazione» (18). Da qui il senso delle biografie in generale, come avrebbe teorizzato nel capitolo XI del secondo ‘Saggio’ e più specificamente nel ‘Discorrendo’, chiarendo che per «intendere a pieno» gli scritti di Marx e di Engels «bisogna ricollegarli biograficamente; e in tale biografia è come la traccia e l’orma, e a volte l’indice e il riflesso della genesi del socialismo moderno. Chi cotesta genesi non è in grado di seguire, cercherà in quei frammenti ciò che non c’è, e non ci ha da essere: per es. delle risposte a tutti i quesiti che la scienza storica e la scienza sociale possano mai offrire nella loro vastità e varietà empirica, o una soluzione sommaria dei problemi pratici d’ogni tempo e d’ogni luogo» (19). In sintesi, ciò significava storicizzare l’opera di Marx, in rapporto con le concrete esperienze politiche ed intellettuali in cui era nata, onde non correre il rischio di trasformarla – e sarebbe avvenuto più volte – in un’enciclopedia o in un ‘vademecum’ pragmatico (20). L’intento di Labriola nello stilare la biografia era tuttavia anche quello di raccogliere dati su un personaggio di cui in Italia si sapeva poco, e quel poco era disseminato di errori e travisamenti. A tal fine, oltre che ai brevi lavori di Engels, egli attinse ampiamente, talora parafrasandola, alla compendiosa ‘Zur Orientierung über Marx’ Lebe und Entwicklungsgang’, contenuta nel volume di Georg Adler ‘Die Grundlagen der Karl Marx’schen Kritik der bestehenden Volkswirtschaft’ (21). Nonostante le critiche radicali di Adler al marxismo, che Labriola contestò con durezza, egli ricorse a quel testo per ricavarne informazioni altrimenti indisponibili per lui e, soprattutto, ampie citazioni dirette dalle opere giovanili di Marx – prima del ‘Manifesto’ – che non possedeva e che cercò faticosamente di procurarsi negli anni successivi, colmando le lacune nelle sue fonti” (pag 8-10) [Introduzione di Alessandro Savorelli] [(in) Antonio Labriola, ‘Marx’, Edizioni della Normale di Pisa, Pisa, 2019] [(16) Basato sulla biografia di Engels scritta da Karl Kautsky ‘Friedrich Engels. Sein Leben, sein Wirken, seine Schriften’, mit Engels’ Portrait, Berlin, 1908(2) (1895), che era stata anticipata sullo “Osterreichische Arbeitskalender” del 1888; (17) Ms. 10.4, cc. 21 sgg; (18) Ms, 10.4, cc. 22-25; (19) SMS, Discorrendo, p. 183; (20) Come osservato da Marcello Musto, «in molte biografie di Marx» il racconto degli eventi «della sua esistenza è stato isolato dalla sua elaborazione teorica». M. Musto, ‘Karl Marx. Biografia intellettuale e politica, 1857-1883’, Torino 2018, p. IX; (21) AG, pp. 226-90. Quanto a Engels; cfr. ‘Karl Marx (1878), in MEGA, I/25, 1985, pp. 100-11; ‘Marx, Heinrich Karl (1892), in MEGA, I/32, 2010, pp. 182-8]

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