“Il più famoso giudizio sul fatto che ‘L’essenza del cristianesimo’ fosse opera che ‘rimetteva sul trono’ il materialismo e gettava via, senza tanti preamboli, l’idealismo hegeliano, risale a F. Engels (1). Ma si tratta di un giudizio espresso nel 1886, e che in verità era lontano dal giudizio che lo stesso Engels storicamente diede all’apparire del libro o immediatamente dopo. Nel suo violento opuscolo su ‘Schelling e la rivelazione’ (2), ad es., Engels considera ‘L’essenza del cristianesimo’ opera per nulla affatto antihegeliana, ed anzi avvicina direttamente Feuerbach agli altri giovani hegeliani (Strauss e Ruge in primo luogo), giudicandolo il più geniale e rivendicando per lui e gli altri il diritto di proclamarsi veri continuatori ed interpreti dell’opera del maestro a tutti comune, Hegel! (…) Engels quindi rimprovera addirittura a Feuerbach, e questo dopo ‘L’essenza del cristianesimo’, di aver criticato la filosofia della religione hegeliana, anziché presentare la propria opera solo come suo sviluppo! (…) Quel che è certo, è che ad un anno di distanza dalla pubblicazione de ‘L’essenza del cristianesimo’, Engels, lungi dal vedere in Feuerbach un restauratore del materialismo, lo considerava un giovane hegeliano sostanzialmente non dissimile dagli altri, e dunque non aveva tenuto in nessun conto le affermazione fatte dallo stesso Feuerbach nel saggio ‘Per il giudizio de «L’essenza del cristianesimo»’. Lo stesso giudizio viene espresso in ‘Alexander Jung’, dove Feuerbach è di nuovo accostato agli altri giovani; ed in particolare, ancora, a Strauss (8). (…) Fu durante la stesura de ‘L’ideologia tedesca’ che i due amici ruppero definitivamente con Feuerbach. Il 19 agosto ’46 Engels scrive a Marx questo ruvido giudizio sul ‘L’essenza della religione’: «Se si prescinde a qualche bell”aperçu’, tutto il malloppo rifrigge la stessa pietanza» (19). In concomitanza con la preparazione della critica de ‘L’ideologia tedesca’, Engels s’era assunto il compito di schedare ‘L’essenza della religione’ (20), schedatura che effettivamente inviò a Marx il 15 ottobre ’46, con una lettera d’accompagnamento. (…) Gli appunti critici di Engels su Feuerbach concordano, sostanzialmente, con le ‘Glosse a Feuerbach’ di Marx, e vennero largamente usati nella stesura del capitolo I de ‘L’Ideologia tedesca’, per quanto Feuerbach vi sia trattato solo marginalmente. In essi (22) Engels accusa Feuerbach di non aver capito nulla della socialità dell’uomo (23) e di aver fatto un’antropologia a carattere esclusivamente religioso, cioè ancora una teologia, seppur rovesciata (24), nonché, soprattutto, di non esser riuscito a render ragione dell’esistenza e della disumanizzazione del proletariato (25). Nell’introduzione al ‘Ludovico Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca’, Engels fa riferimento anche a ‘L’ideologia tedesca’, scrivendo che il manoscritto non venne pubblicato ma abbandonato «alla rodente critica dei topi» (26). Il ‘Ludovico Feuerbach’ è certamente ancor oggi il più famoso testo critico sul nostro autore. Nella Germania degli anni ’20-’30, scrive Engels, filosofo veramente rivoluzionario era Hegel con la sua dialettica del mutamento, secondo la quale «nulla esiste all’infuori del processo ininterrotto del divenire e del perire» (27). Hegel però non sviluppò appieno questo lato rivoluzionario della propria impostazione, fu filosofo sistematico e conservatore, seppur con un metodo dialettico e rivoluzionario. Coloro che svilupparono il metodo rivoluzionario hegeliano, polemizzando contro la conservazione soprattutto in campo religioso, furono Strauss, Bauer e Stirner. (…)” Enrico Rambaldi, ‘La critica antispeculativa di L.A. Feuerbach’, La Nuova Italia editrice, Firenze, 1966, (pag 131, 132, 133, 135, 136) [Capitolo V: ‘La valutazione di Feuerbach nella sinistra’: F. e Engels; F. e Hess; F. e Ruge; F. e Stirner; F. e Marx’ (pag 131-187)] [(1) F. Engels, L. Feuerbach, ed. cit., pp. 21-22; (2) F. Engels (apparso anonimo), ‘Schelling und die Offenbarung. Kritik des neuesten Reaktionsversuch gegen die freie Philosophie’, Leipzig, 1842, ora in M.E.; (8) F. Engels (sotto lo psuedonimo di Oswald Friedrich), rec. a Alexander Jung, ‘Vorlesungen über die moderne Literatur der Deutschen’, Danzig, 1842; la rec. apparve in “Annali tedeschi”, nn. 160-162, 7-9 luglio 1842, pp. 640-647; ora in MEGA, I, II, pp: 323-335; cfr. in quest’ultima edizione i riferimenti a Feuerbach e Strauss alle pp. 324, 331, 334; (19) MEGA, III, I, p.14; (20) Ibid., pp. 39-43; lettera del 16 settembre 1846; (22) Questi appunti sono di grandissimo interesse, e a mio giudizio meriterebbero di essere molto più noti; sono riportati in MEGA, I, V, pp. 538-540; (23) Ibid., frammento b; (24) Ibid., frammento c; (25) Ibid., frammento c. Questo frammento è stato riportato quasi letteralmente nel cap. I de ‘L’ideologia tedesca’, ove s’accusa Feuerbach di non aver capito nulla dell’esistenza inumana di milioni d’operai; cfr. K. Marx F. Engels, ‘Die deutsche Ideologie. Kritik der deutschen Philosophie in ihren Repräsentanten Feuerbach, B. Bauer und Stirner, und des deutschen Sozialismus in seinen verschiedenen Propheten, prima edizione in MEGA, V, pp. 3-528; trad. it., ‘L’ideologia tedesca… (a cura di F. Codino), Roma, 1958, edizione da cui cito. Per l’utilizzazione del citato frammento c, cfr. ivi, p. 39; (26) F. Engels, ‘L. Feuerbach’, ed. cit., p. 7. Il libretto nacque come recensione al volume di C.N. Starcke, ‘L. Feuerbach’, ed. cit., rec, pubblicata nel 1886 sui fasc. IV e V di ‘Neue Zeit’. Due anni dopo venne edito autonomamente, con l’aggiunta di una nota preliminare e di un’appendice contenente le ‘Glosse’ di Marx. Engels dichiara ivi di non aver potuto utilizzare il ms. de ‘L’ideologia tedesca’ perché «i riferimenti critici a Feuerbach erano troppo scarsi» (p. 9); (27) Ibid., p. 15]]

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