“Benché Marx non ricusi alla coscienza una certa indipendenza che le permetta di entrare in lotta con i rapporti sociali e anche con le forze di produzione, una delle sue maggiori preoccupazioni consiste nel metterla in accordo con la base economica. In un sistema che, prendendo come punto di partenza l’attività reale degli uomini, è necessariamente portato a far battere l’accento sul carattere materiale e concreto della vita umana, la coscienza non può essere considerata come una pura entità spirituale senza legame e senza rapporto con la realtà storica. Pertanto Marx tiene conto soltanto di una coscienza “situata”, ossia della coscienza di un uomo che vive in un dato momento storico modellato da uno sviluppo economico giunto a un certo grado di una certa situazione sociale determinata dai rapporti di produzione. La coscienza è dunque un prodotto sociale. E’ vero che, finché l’uomo resta bloccato nel proprio destino e non pensa ancora né a trasformare la natura né a fare dei suoi rapporti con i propri simili un rapporto sociale, si può parlare soltanto di una coscienza animale e gregale; ma poiché, fin da questo momento, la coscienza rivela all’uomo la necessità di rientrare in un legame con quanto lo circonda, la natura come gli uomini, essa è già di essenza sociale. Affermando, per via di conseguenza, che “non è la coscienza a determinare la vita, bensì la vita a determinare la coscienza”, Marx la pone al livello della società, o più precisamente al livello degli strati sociali, facendo così della coscienza un fenomeno di classe. Pertanto la “coscienza comunista” non può sorgere che dalla classe proletaria; grazie alla sua situazione storica che dà al proletario l’esperienza dell’oppressione totale e della alienazione radicale, esso è meglio di ogni altro preparato a prender “coscienza” della necessità di una rivoluzione radicale. Questa coscienza di classe è tuttavia alle volte indipendente dall’appartenenza a questa classe. Così Marx ed Engels, nel ‘Manifesto comunista’, ammettono che come conseguenza della decadenza della classe dirigente “un limitato settore di questa classe si unisce alla classe rivoluzionaria”. Parimenti una parte degli ideologi borghesi, che sono riusciti a giungere all'”intelligenza teorica del movimento storico nel suo insieme”, raggiungono i ranghi del proletariato. Ma mentre la coscienza non può esser definita che in funzione di una data classe sociale, sarebbe vano voler dedurre dall’appartenenza di un individuo a una classe sociale quale sia la sua coscienza” (pag 379-380) [H. Arvon, ‘La consapevolezza storica del marxismo’] [(in) Armando Saitta, ‘Antologia di critica storica. III. Problemi della civiltà contemporanea’, Laterza, Bari, 1958]

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