“Proudhon aveva dato al suo libro il titolo ‘Le sistème de contradictions économiques’ e il sottotitolo ‘La philosophie de la misère’. E Marx intitolò la sua critica ‘La misère de la philosophie’, e lo scrisse in francese, per colpire tanto più sicuramente l’avversario. Ma ciò non gli è riuscito, perché l’influenza di Proudhon sulla classe operaia francese e sul proletariato dei paesi neolatini in generale, crebbe piuttosto che diminuire, e Marx ha avuto ancora per decenni a che fare col proudhonismo. Ma non per questo resta limitato in alcun modo il valore del suo scritto polemico, e nemmeno la sua importanza storica. Esso costituisce una pietra miliare sia nella vita del suo autore che nella storia della scienza. In esso sono stati per la prima volta sviluppati scientificamente i motivi fondamentali del materialismo storico. Se negli scritti precedenti essi lampeggiano come scintille isolate, e se in seguito Marx li ha riassunti in forma epigrammatica, essi si dispiegano però nello scritto contro Proudhon nella convincente chiarezza di una polemica vittoriosa. E lo sviluppo del materialismo storico è la più grande impresa scientifica che Marx abbia compiuto; essa ha significato per le scienze storiche quello che ha significato la teoria di Darwin per le scienze naturali. Engels vi ha la sua parte, ed anche una parte maggiore di quella che egli volesse ammettere nella sua modestia, ma a ragione egli ha attribuito esclusivamente all’amico la classica formulazione del pensiero fondamentale. A quanto egli racconta, quando egli si recò a Bruxelles nella primavera del 1845, Marx gli espose già pienamente elaborato il pensiero fondamentale del materialismo storico, cioè il pensiero che la produzione economica e la struttura sociale di ogni periodo storico, che ne segue di necessità, costituisce la base della storia politica e intellettuale di questo periodo; che, conforme a ciò, tutta la storia è stata storia di lotte di classi, lotte tra classi sfruttate e sfruttatrici, dominate e dominanti, nei diversi gradi dello sviluppo sociale; che però questa lotta attualmente ha raggiunto un grado tale che la classe sfruttata e oppressa, il proletariato, non può più liberarsi della classe che lo sfrutta e lo opprime, la borghesia senza liberare contemporaneamente e per sempre la società dallo sfruttamento e dall’oppressione” (pag 122-123) [Franz Mehring, Vita di Marx, Editori Riuniti, Roma, 1976]

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