“Da tempo mi ero tuffato negli studi filosofici e la storia della filosofia mi era più familiare di quella del movimento rivoluzionario. Nondimeno l’idea di conoscere Plechanov, uno dei più illustri teorici dell’Internazionale socialista, mi solleticava. Guesde e Lafargue mi lasciavano indifferente. Forse non sbagliava il mio amico Ponomarev, di Kiev, quando diceva che in qualsiasi Comitato russo si sarebbero potuti trovare dei Guesde e dei Lafargue. Né ispirava fiducia Jaurès, che aveva abbandonato il dogma marxista. Vandervelde era appena apparso all’orizzonte. Bernstein, per i suoi tentativi di convertire i rivoluzionari alla concezione revisionistica del marxismo, era guardato come il serpente biblico. I soli meritevoli di stima erano Bebel, Kautsky e Plechanov. Quest’ultimo, con la violenta presa di posizione contro Bernstein s’era rivelato il più a sinistra. Seduceva il suo «sinistrismo» ma non la sua personalità. Lenin era di gran lunga più affascinante. Del resto, a iniziarmi alla dottrina marxista, nel 1897, fu il professor Tugan-Baranovskij di Pietroburgo. Ero lontano dal venerare Plechanov col fervore proprio delle generazioni del secolo scorso. Né trovavo il pensiero di Plechanov appagamento alla mia sete di sapere filosofico, di una concezione del mondo atta a dare una risposta a tutti i problemi, al mio bisogno di spiegarmi i fatti del mondo. Bastava una conoscenza sia pur superficiale della ‘Critica della ragion pura’ di Kant, della ‘Storia del materialismo’ di Lange, delle ‘Storie della filosofia’ di Lewes e di Wundt, della ‘Logica’ di Mill, per giudicare non esaurienti le risposte di Plechanov. Nello studio del materialismo, in cui è patente l’influsso dei pensatori del secolo XVIII, Holbach, Helvétius, La Mettrie, scoprivo molti lati deboli e innumerevoli i problemi lasciati insoluti. Mi domandavo come potesse uno scrittore del suo talento valersi di una filosofia così povera. Posto di fronte alla scelta tra Plechanov e il «volgare» Buchner (2), come allora si diceva, avrei optato per quest’ultimo. Nel suo libro ‘Forza e materia’ espone un sistema e non soltanto incoerenti rimasugli di proposizioni allineati con esagerata presunzione. Ripudiavo la filosofia di Plechanov restando indifferente persino all’opera famosa ‘La concezione monistica della storia’ (1895) che esercitò su tutti i marxisti un influsso determinante. La Krupskaja, stupita e meravigliata, ravvisò nel mio giudizio una assoluta incapacità a comprendere le opere di alto valore. Lenin non ne fu meno stupito di lei. Il problema della funzione della personalità nella storia era per me del massimo interesse, direi quasi un assillo. Ora, la maniera di risolverlo di Plechanov mi lasciava assolutamente insoddisfatto. Prima di allontanarsi dal marxismo, Struve sosteneva che sulla bilancia della storia il peso della personalità è trascurabile. Assai diversa la concezione di Plechanov, secondo il quale la funzione degli «iniziatori» (tra cui ovviamente includeva anche se stesso) può essere determinante, a patto che la personalità sia consapevole del senso della necessità storica, sia «strumento cosciente di un processo incosciente». Richiamandosi a Schelling, afferma: «La libertà non è altro che una necessità di cui s’è preso coscienza». Parole bellissime che pertanto lasciavano un senso di fastidio e di penoso smarrimento. Era come esser rinchiusi in una stanza da cui si sarebbe voluto uscire. «Il trionfo dell’ideale socialista presuppone un processo di sviluppo economico indipendente dalla volontà dei socialisti». Ma tale processo è per davvero indipendente dalla nostra volontà? Questo mi domandavo nel 1898 a Pietroburgo, nel 1899 a Ufà (discorrendo col populista Olkevskij) e più tardi a Kiev. Se veramente la volontà non vi ha alcuna parte, noi non siamo se non la quinta ruota del carro. Ora, ai giovani che ribollono d’energia non s’addice il ruolo di quinta ruota del carro. E un libro come ‘Che fare?’ di Lenin, che proclamava: «Dateci un’organizzazione di rivoluzionari e capovolgeremo la Russia» non poteva nel 1902 non trovarci entusiasti” (pag 161-162) [Nikolaj Valentinov, ‘I miei colloqui con Lenin’, Milano, 1969] [(2) Esponente del materialismo volgare (N.d.T.)] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*]

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