“Anche negli scritti di Marx ed Engels (…) troviamo l’idea che gli operai sono vittime della «falsa coscienza» (23) e che la corretta coscienza può venire loro ‘solo dall’esterno’, e precisamente da parte di quegli intellettuali – nel caso specifico, gli stessi Marx ed Engels – che, grazie alla scienza dialettico-rivoluzionaria, sono riusciti a raggiungere una visione globale del processo storico e a intenderne il ‘telos’ immanente, che è il comunismo concepito quale «’ultima’ forma di organizzazione sociale dell’umana famiglia» (24). Essi, pertanto, possono a buon diritto considerarsi la «classe per sé», vale a dire il soggetto cosciente destinato ad illuminare la  «classe in sé» e a indicarle il cammino della liberazione. Il che spiega perché Marx ed Engels abbiano scritto che «ciò che conta non è che cosa questo o quel proletario, o anche il proletariato tutto intero, si ‘rappresenta’ temporaneamente come fine. Ciò che conta è ‘che cosa’ esso ‘è’ e che cosa esso sarà storicamente costretto a fare in conformità a questo suo ‘essere’» (25). E, dal momento che l’essenza del proletariato può essere colta esclusivamente dalla scienza dialettico-rivoluzionaria di cui sono in possesso i comunisti, ne deriva che questi ultimi, «dal punto di vista della teoria, hanno un vantaggio sulla restante massa del proletariato per il fatto che conoscono le condizioni, l’andamento e i risultati generali del movimento proletario» e quindi «rappresentano sempre l’interesse del movimento complessivo» (26). Ebbene è proprio tale «vantaggio teorico» che conferisce ai comunisti – vale a dire coloro che hanno il monopolio della corretta decifrazione del grande libro della storia universale – il diritto di dirigere il movimento operaio al di fuori di qualsiasi mandato formale (27). Giustamente, perciò, Maximilien Rubel ha parlato, con riferimento alla concezione marxengelsiana dei rapporti fra la «classe per sé» e la «classe in sé», di «elezione carismatica» (28)” (pag 86-87) [Luciano Pellicani, ‘Lenin e il partito carismatico’, Mondo Operaio, Roma, n. 4, 1991] [(23) A tal punto che possono esistere anche «partiti operai borghesi» – come li chiama Engels in una lettera scritta a F.A. Sorge il 14 settembre 1891 -, cioè partiti che, pur avendo una base proletaria, sono dominati da false idee. Se le parole hanno un senso, ciò significa che l’unico partito autenticamente operaio e, ‘ex-definitione’, quel partito che, quale che sia la sua composizione di classe, si è identificato con il socialismo scientifico; (24) K. Marx e F. Engels, ‘Associazione mondiale dei comunisti rivoluzionari’, in ‘Opere complete’, Editori Riuniti, vol X, p. 617; (25) K. Marx e F. Engels, ‘La sacra famiglia’, in ‘Opere complete’, cit., vol. IV, p. 38; (26) K. Marx e F. Engels, Manifesto del Partito comunista’, in ‘Opere complete’, cit., vol. VI, p. 498; (27) Ciò risulta in maniera inequivocabile dalle seguenti parole scritte da Marx ad Engels il 18 maggio 1859: «Così i signori zoticoni hanno avuto una bellissima lezione. Quel vecchio somaro weitlinghiano di Scherzner credeva di poter ‘lui’ nominare dei rappresentanti di partito. In un ‘mio’ incontro una deputazione di zoticoni ho dichiarato loro chiaro e tondo: la nostra designazione a rappresentanti del partito proletario non ci proviene da nessun altro ‘che da noi stessi’. Ma essa è contraddistinta dall’odio esclusivo e generale che tutte le frazioni del vecchio mondo e tutti i partiti ci riservano»; (28) M. Rubel, ‘Marx critique du marxisme’, Payot, Paris, 1974, p. 192]

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