“L’esistenza delle classi e la lotta che le classi si fanno è cosa talmente tangibile che non occorre necessariamente essere marxisti per scoprirlo. Chi ha letto un altro fondamentale testo di Lenin, ‘Stato e rivoluzione’, sa bene che la scoperta delle classi e della lotta di classe fu fatta, prima di Marx, da storici e economisti borghesi. Lenin è impegnato a svolgere l’attacco critico contro gli opportunisti che, all’indomani della prima guerra imperialista (1914-1918), controllavano il movimento operaio. A costoro che credevano di difendersi obiettando che non li si poteva accusare di respingere il principio della lotta di classe, Lenin risponde che non basta ammettere l’esistenza della lotta di classe per considerarsi dei marxisti, ma occorre riconoscere che la lotta tra borghesia e proletariato conduce alla dittatura del proletariato. Per dimostrare la coerenza con la dottrina marxista, Lenin riproduce un brano di una lettera scritta da Marx a Weydemeyer il 5 maggio 1852. Chi non conosce questo famoso passaggio? Vale tuttavia la pena di riprodurlo. Marx scriveva: «Per quel che mi riguarda non ho né il merito di avere scoperta la esistenza delle classi nella società contemporanea, né quello di avere scoperto la lotta di queste classi fra loro. Degli storici borghesi avevano esposto molto tempo prima di me lo sviluppo storico di questa lotta delle classi. Ciò che io ho fatto di nuovo è di aver dimostrato: 1. che l”esistenza delle classi si riferisce a certe fasi storiche di produzione’; 2. che la lotta delle classi conduce necessariamente alla ‘dittatura del proletariato’; 3. che questa stessa dittatura non è se non la transizione alla ‘soppressione di tutte le classi e alla società senza classi». (…) Quello che interessa per l’argomento trattato, è l’accapo 1. Scoprendo che l’esistenza delle classi, e quindi della lotta di classe si riferisce a «determinate fasi storiche di produzione», Marx sottrae il classismo al dominio volontarista. La lotta di classe si svolge fuori dalla volontà dei singoli e della intera popolazione, essendo determinata dal conflitto tra le forze di produzione e dalla organizzazione sociale che su di esso si fonda. Ciò significa che la lotta di classe è indissolubilmente connessa alla vita della società borghese, come la circolazione del sangue alla vita di un organismo. Ma la lotta di classe può essere ‘accettabile’ per la borghesia. Ecco il punto! La lotta di classe può svolgersi dentro forme che la rendono accettabile per la borghesia, e, al contrario, può assumere forme rivoluzionarie che conducono alla dittatura del proletariato e alla soppressione del capitalismo. Vediamo come Lenin commenta la lettera di Marx. Egli scrive: «la dottrina della lotta di classe è stata creata non da Marx, ma dalla ‘borghesia’ prima di Marx, e, in via generale, essa è ‘accettabile’ per la borghesia. Come non riconoscere che la lotta di classe non è ancora marxista e che può benissimo non uscire dai limiti del pensiero borghese e della politica borghese? Limitare il marxismo alla lotta di classe, significa troncarlo, mutilarlo, ridurlo a ciò che è accettabile per la borghesia. Non è marxista se non chi estende il riconoscimento della lotta di classe fino al riconoscimento della ‘dittatura del proletariato’»’ [Sandro Saggioro, In attesa della grande crisi. Storia del Partito Comunista Internazionale. «il programma comunista» (dal 1952 al 1982), Milano, 2014] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*]

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