“Odessa, la città commerciante, variopinta, multiforme, urlante, era politicamente molto più indietro di altri centri. A quel tempo c’erano già, a Pietroburgo, Mosca, Kiev, dei gruppi socialisti nelle scuole. A Odessa non si era arrivati a tanto. Nel 1895 morì Federico Engels. In parecchie città della Russia gli studenti e le associazioni studentesche lo commemorarono segretamente. Entravo allora nei sedici anni, ma non conoscevo Engels neanche di nome, nè sarei stato in grado di dir qualcosa su Marx, forse non ne sapevo nulla neanche di lui. I miei umori politici a scuola equivalevano a un vago spirito di opposizione, e basta. A scuola non si parlava ancora di politica. Si bucinava che nella palestra privata del ceko Novak si adunavano non so che gruppi, che si erano fatti degli arresti, che il Novak, nostro maestro di ginnastica, era stato quindi licenziato e sostituito da un ufficiale. Le persone, con le quali venni in contatto per tramite della famiglia Spenzer, erano malcontente del regime, ma lo ritenevano incrollabile. I più arditi sognavano una costituzione che sarebbe arrivata dopo qualche decennio. Non parliamo di Janovka. Quando tornai al villaggio con idee democratiche imprecise, mio padre rizzò le orecchie e dichiarò bruscamente : « Coteste cose non si avvereranno neanche fra trecent’anni». Egli era convinto dell’inutilità delle aspirazioni rivoluzionarie e temeva pel figliolo. Quando mio padre, sfuggito ai pericoli dei Bianchi e dei Rossi, venne da me al Kremlino nel 1921, gli domandai scherzando: « Si ricorda ancora di quando mi disse che il regime zarista sarebbe durato ancora trecent’anni?» Il vecchio sorrise con aria furbesca e mi rispose in ucraino: « Be’, sia pure per questa volta la tua verità la più vecchia…». Poco dopo il ’90 le tendenze tolstoiane dell’Intelligenza svanirono. Il marxismo si sostituiva vittoriosamente al « narodnicestvo ». L’eco di quelle battaglie intellettuali dominava la stampa d’ogni colore. Da per tutto si nominavano i giovani che, fidando in se stessi, si professavano materialisti. In tutte queste cose mi imbattei appena nel 1896. I problemi di morale individuale, che erano stati così strettamente connessi colle ideologie passive dopo l’80, mi sfiorarono in un tempo che « l’autoperfezionamento » non era tanto una corrente spirituale quanto piuttosto un bisogno organico del mio divenire. L’autoperfezionamento mi portò alla scelta del «sistema», e questo all’alternativa: o «narodnicestvo» o «marxismo»” [Leon Trotsky, La mia vita, Verona, 1930]

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