“Alberto Mario è morto nel 1883, ma il partito repubblicano che nasce sulle ceneri del “Patto di Fratellanza” è un po’ il suo figli, il figlio della sua posizione rigoristica ma combattiva, intransigente ma consapevole, mazziniana ma corretta da Cattaneo e da Ferrari, unitaria ma ostile all’accentramento, religiosa ma affrancata da tutte le astrazioni e da tutte le indulgenze teocratiche. Uno dei nuovi esponenti, Gustavo Chiesi, fin dal 1878, aveva preso posizione contro la “democrazia fossile” in un opuscolo che poneva lucidamente i termini dell’evoluzione futura: niente unitarismo burocratico, compressivo e livellatore (“è al federalismo che i veri repubblicani debbono mirare, se vogliono evitare la monarchia” (1), niente manicheismo religioso, niente intolleranza fideistica, niente ortodossia scolastica (è contro la “chiesa” del mazzinianesimo che bisogna battersi, contro le sue mitologie e le sue magie, contro l’idea di sostituire al Papa la “Papessa” della filosofia illuminata e massonica; altrimenti, si domandava lo scrittore, “dove se ne va la libertà di coscienza?”). Il Risorgimento è riaffiorato, ristudiato, approfondito sotto la prospettiva della “conquista piemontese”, attraverso le conseguenze dell'”accentramento regio”, della “degenerazione burocratica”. Le cause della “guerra al brigantaggio” e della rivolta del Mezzogiorno sono indagate e ricercate, forse per la prima volta, fuori degli schemi cortigiani, apologetici e convenzionali. Si guarda con simpatia a tutte le inquietudini libertarie e a tutti gli aneliti autonomistici, contro la stessa tendenza gerarchica e autoritaria del socialismo ufficiale. A Marx, non si oppone Mazzini ma Pisacane, al ‘Capitale’ non si contrappongono i mitologici ‘Doveri dell’uomo’ ma il più preciso ‘Saggio su la rivoluzione’; la lotta di classe non è rigettata pregiudizialmente, ma esaminata e criticata al vaglio della realtà italiana, così composita e variegata ed eclettica; le riforme sono propugnate e perseguite, ma non più in una prospettiva finalistica ed apocalittica (…)” [Giovanni Spadolini, ‘I Repubblicani dopo l’Unità. Con un’appendice di saggi sulla Democrazia nel post-Risorgimento’, Firenze, 1972] [(1) G. Chiesi, ‘La democrazia fossile e il Congresso Repubblicano’, Genova, 1878]