“Le particolarità individuali non costituiscono le caratteristiche distintive della specie, possono essere diverse da individuo a individuo, non sono necessarie per lo sviluppo della specie, ma sono infinitamente varie. Scrive Hegel nella ‘Logica’ che è casuale ciò che può essere ma anche non essere, ciò che può essere in un modo ma anche in un altro modo, e che tale suo essere o non essere è dovuto a qualcos’altro (32). I fenomeni sono in prevalenza inessenziali per lo sviluppo del singolo, ma certe manifestazioni casuali nello sviluppo, ad esempio, di una data specie possono diventare anche dominanti e, quindi, necessarie ed essenziali. Sulla conversione del casuale nel necessario si basa in sostanza anche il darwinismo, come dice Engels: “Darwin, nella sua opera di importanza storica, prende le mosse dalla più larga base esistente della casualità. Sono proprio le infinite, casuali particolarità degli individui all’interno delle singole specie, particolarità che si accentuano fino alla rottura del carattere della specie, le cui origini prossime stesse sono dimostrabili solo nel minor numero dei casi, che lo costringono a mettere in discussione il fondamento sul quale era fino allora basata ogni regolarità in biologia, il concetto di specie nella forma metafisica, rigida e inalterabile, che aveva fino ad allora avuto” (33). Questa concezione presuppone, del resto, che le caratteristiche e casualità particolari siano conseguenze di certe cause, inizialmente esterne, che siano cioè determinate. Altra questione è quanto noi conosciamo le determinanti di determinate casualità e in quale grado possiamo ordinarle. Come si vede, il concetto di “determinazione” e il concetto di “necessità” non coincidono. La necessità è una delle forme della determinazione, così come la normale causalità e infine la casualità. In merito al problema del rapporto tra necessità e libertà, abbiamo già rilevato, soprattutto nell’analisi dei ‘Manoscritti economico-filosofici’, che alla concezione di Marx inerisce una “contraddizione”: tra il principio dell’uomo come essere libero, persona creatrice, e il carattere deterministico dello sviluppo naturale e storico. Tale contraddizione costituisce la difficoltà e preoccupazione più importante della ricerca filosofica e sembra essere data nel corso delle cose e nell’esistenza stessa dell’uomo. Le secolari polemiche tra deterministi e indeterministi sul problema della libertà umana sono il documento di questo travaglio. La soluzione del problema fornita da Marx, in base alle concezioni di Spinoza e di Hegel, è un contributo allo scioglimento di quest’enigma. Nei suoi testi più tardi Engels non si attiene alle analisi iniziali di Marx, ma si richiama invece alla concezione di Hegel, che riconduce il problema della libertà umana a quello del rapporto necessità-libertà. Secondo tale concezione, l’uomo non è solo il prodotto di uno sviluppo elementare, non è nella sua varia attività solo un cieco strumento della necessità, perché egli è consapevole di questa necessità, e a tale consapevolezza conforma il suo comportamento, si serve delle forze e degli elementi a cui in caso diverso soggiacerebbe, ecc. Il grado della sua libertà dipende dal grado della sua conoscenza della necessità. “La libertà non consiste – ha scritto Engels nell”Antidühring’ – nel sognare l’indipendenza dalle leggi della natura, ma nella conoscenza di queste leggi e nella possibilità, legata a questa conoscenza, di farle agire secondo un piano per un fine determinato. Ciò vale in riferimento tanto alle leggi della natura esterna, quanto a quelle che regolano l’esistenza fisica e spirituale dell’uomo stesso: due classi di leggi che possiamo separare l’una dall’altra tutt’al più nell’idea, ma non nella realtà. Libertà del volere non significa altro perciò che la capacità di poter decidere con cognizione di causa. Quindi quanto ‘più libero’ è il giudizio dell’uomo per quel che concerne un determinato punto controverso, tanto maggiore sarà la ‘necessità’ con cui sarà determinato il contenuto di questo giudizio; mentre l’incertezza poggiante sulla mancanza di conoscenza, che tra molte possibilità di decidere, diverse e contraddittorie, sceglie in modo apparentemente arbitrario, proprio perciò mostra la sua mancanza di libertà, il suo essere dominato da quell’oggetto che precisamente essa doveva dominare. La libertà consiste dunque nel dominio di noi stessi e della natura esterna fondato sulla conoscenza delle necessità naturali: essa è perciò necessariamente un prodotto dello sviluppo storico. I primi uomini che si separarono dal regno degli animali erano tanto privi di libertà in tutto quello che è essenziale, quanto gli stessi animali, ma ogni progresso nella civiltà era un passo verso la libertà” (34)” [Predrag Vranicki, Storia del marxismo. I. Marx ed Engels. La I e la II Internazionale, Roma, 1979] [(32) La tesi è ripresa da Engels quando nella ‘Dialettica della natura’ (p. 230), dopo aver addotto l’esempio dei piselli, dichiara: “Si può affermare quanto si vuole che la varietà delle specie e degli individui organici e inorganici esistenti su di un dato terreno è basata su ferrea necessità: per le singole specie e individui rimane, com’era, fatto casuale”; (33) Ivi, p. 231; (34) Engels, Antidühring, p. 121]

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