“In un testo giovanile, del resto assai celebre, Marx aveva affermato che la storia della filosofia mostra come nei momenti di crisi e di dissoluzione dei grandi sforzi sistematici, quando la riflessione è spinta a volgere di nuovo gli occhi verso il mondo reale, sorgono sempre timidi tentativi di conciliazione tra le vecchie abitudini con i bisogni nuovi che urgono nel presente: “Le mezze animule appaiono, in simili tempi, tutto il contrario dei condottieri integri. Esse credono di poter riparare il danno diminuendo le loro forze combattive, frastagliandole, concludendo un trattato di pace con le reali necessità, mentre Temistocle, quando Atene fu minacciata di distruzione, persuase gli Ateniesi ad abbandonarla completamente, fondando sul mare, su un altro elemento, una nuova Atene” (21). Nella misura in cui è lecito servirsi di questa immagine – che pure sembra prefigurare quasi plasticamente il significato della successiva “rottura” di Marx con la filosofia – si può affermare che la definizione del marxismo come storicismo, ben lungi dal significare la volontà di Gramsci di procedere verso una nuova e diversa identificazione positiva del contenuto filosofico del marxismo, costituisce invece l’indicazione perentoria della necessità di procedere alla fondazione di una nuova Atene, su di un nuovo elemento” [Leonardo Paggi, La teoria generale del marxismo in Gramsci, Estratto da ‘Annali’ 1973, Milano, 1974] [(21) Marx, Scritti politici giovanili, Torino, 1950, p. 505]

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