“Adesso vediamo la conoscenza. Può esservi una conoscenza al cento per cento? No. Si ignora sempre qualcosa. Lenin dice: “L’oggetto della conoscenza è inesauribile”; il che significa che vi è sempre da imparare. ‘Non vi è conoscenza assoluta’. Ogni sapere, ogni conoscenza contengono una parte d’ignoranza (5). Esistono nella realtà un’ignoranza e una conoscenza ‘relative’, un miscuglio di conoscenza e d’ignoranza. Non è dunque la ‘trasformazione’ delle cose nei loro contrari che constatiamo in questo esempio, ma è, ‘nella stessa cosa’, l’esistenza di contrari o ”unità dei contrari’. Potremmo riprendere gli esempi già esaminati: la vita e la morte, la verità e l’errore, e constateremmo che nell’uno e nell’altro caso, come in tutte le cose; esiste una unità dei contrari, cioè che ogni cosa contiene nello stesso tempo se stessa e il suo contrario. Perciò Engels dirà: “Se però nelle ricerche si parte continuamente da questo modo di vedere, allora finisce una volta per sempre la esigenza di soluzioni e di verità definitive; si è sempre coscienti che ogni conoscenza acquisita è necessariamente limitata, è dipendente dalle circostanze in cui la si è acquistata; ugualmente non ci lascia più condizionare dalle vecchie antinomie di vero e di falso, di buono e di cattivo, di identico e di diverso, di necessario e di casuale, antinomie che la vecchia metafisica ancor sempre in voga non è in grado di superare; si sa che queste antinomie hanno un valore relativo, che ciò che oggi viene riconosciuto come vero ha il suo lato falso, oggi nascosto ma che verrà alla luce più tardi, così come ciò che oggi è riconosciuto come falso, ha il suo lato vero, grazie al quale prima poteva essere considerato vero” (6). Questo testo di Engels ci mostra chiaramente come occorre comprendere la dialettica e il vero senso dell’unità dei contrari” [Georges Politzer, Principi elementari di filosofia, 1977] [(5) “La storia delle scienze è la storia dell’eliminazione progressiva dell’errore, cioè della sua sostituzione con un errore nuovo, ma sempre meno assurdo” (Engels); (6) F. Engels, Ludwig Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca, cit., p. 59]

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