“Se si vuol conoscere come il Marx e il suo amico Engels intendessero nel pieno della loro maturità mentale, nel 1877, la dialettica hegeliana, è da leggere il capitolo riguardante questo argomento (‘Dialettica: negazione della negazione’) del libro che l’Engels allora dié fuori in confutazione delle dottrine del Dühring, e che, per espressa dichiarazione dell’autore, espone (tranne in qualche piccolissima parte) concetti e giudizi del Marx, il quale non solo rivide e approvò il libro, ma ne scrisse di sua penna un capitolo (1). Il capitolo sulla dialettica Antonio Labriola giudicava un “capolavoro”, e perciò volle tradurlo e aggiungerlo al suo libro, ‘Discorrendo di socialismo e di filosofia’ (2), composto di lettere dirette a Giorgio Sorel; il quale, al leggere quella stupefacente spiegazione della dialettica, lo avvertì amichevolmente di non includerla nella traduzione francese che del  libro si preparava, perché “in Francia avrebbe fatto ridere”. Di che il Labriola molto si sdegnò; ma, in effetto qui il buon senso del Sorel vedeva giusto. Come intendeva il Marx la “negazione della negazione” o dialettica hegeliana? Come una legge generale della natura, della società e del pensiero, che dà il nesso al succedersi dei fatti e ne regola il ritmo progressivo. (…) Ma la negazione della negazione o la dialettica, così intesa dal Marx-Engels, è un fraintendimento commesso da quegli scolari hegeliani, o risponde al pensiero dello Hegel?” [B. Croce, Come intendevano la dialettica il Marx e l’Engels nel 1877] [(in) Benedetto Croce, Filosofia e storiografia. Saggi, 1949] [‘(1) ‘Hernn Eugen Dühring Umwälzung der Wissenschaft’ (3.a ed., Stuttgart, Dietz, 1894), pp. 130-46; (2) Roma, 1897: si veda ora la terza edizione a mia cura (Bari, Laterza, 1939), pp. 192-203)’]

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