“”Ogni movimento di rialzo dei salari non può avere altro effetto che quello di un aumento del prezzo del grano del vino, ecc., cioè l’effetto di una carestia. (…) E’ impossibile, lo affermo, che gli scioperi seguiti da aumento di salari non finiscano in un rincaro generale. Questo è così certo come due e due fan quattro” (Proudhon, vol I. pp. 110-111)”. Neghiamo tutte queste asserzioni, tranne quella che due e due fanno quattro. Anzitutto non si ha un ‘rincaro generale’. Se il prezzo di ogni cosa raddoppia contemporaneamente al salario, non si ha mutamento dei prezzi, ma solo nei termini. In secondo luogo, un aumento generale dei salari non può mai produrre un rincaro più o meno generale delle merci. In effetti, se tutte le industrie impiegassero lo stesso numero di operai in rapporto con il capitale fisso o con gli strumenti di cui esse si servono, un rialzo generale dei salari produrrebbe un abbassamento generale dei profitti e il prezzo corrente delle merci non subirebbe alcuna alterazione. Ma siccome il rapporto del lavoro manuale col capitale fisso non è lo stesso nelle diverse industrie, tutte quelle industrie che impiegano una massa relativamente maggiore di capitale fisso e una massa minore di mano d’opera saranno costrette, presto o tardi, ad abbassare il prezzo delle loro merci. Nel caso contrario, in cui il prezzo delle loro merci non diminuisca, il loro profitto verrebbe ad elevarsi al disopra del tasso comune dei profitti. Le macchine non sono dei salariati. Dunque, il rialzo generale dei salari colpirà meno quelle industrie che impiegano, comparativamente alle altre, più macchine che operai. Ma poiché la concorrenza tende sempre a livellare i profitti, quelli che si elevassero al disopra del tasso ordinario non potrebbero essere che passeggeri. Così, a parte alcune fluttuazioni, un rialzo generale dei salari porterà, invece che al rincaro generale, come dice il signor Proudhon, a un abbassamento parziale, cioè a un abbassamento nel prezzo corrente delle merci che si fabbricano principalmente con l’aiuto delle macchine. L’aumento e la diminuzione del profitto e dei salari non esprimono che la proporzione nella quale i capitalisti e i lavoratori partecipano al prodotto di una giornata di lavoro, senza influire, nella maggior parte dei casi, sul prezzo del prodotto. Ma che “gli scioperi seguiti da aumento dei salari finiscano con un rincaro generale, con una carestia addirittura”, è una di quelle idee che possono sbocciare soltanto nel cervello d’un poeta incompreso. In Inghilterra gli scioperi hanno sollecitato regolarmente l’invenzione e l’applicazione di nuove macchine. Le macchine erano, lo si può ben dire, l’arma che usavano i capitalisti per abbattere le ribellioni del lavoro specializzato. La ‘self-acting mule’ [filatoio automatico intermittente], la più grande invenzione dell’industria moderna, mise fuori combattimento i filatori in rivolta. Quand’anche le coalizioni e gli scioperi non avessero altro effetto che di far reagire contro di loro gli sforzi del genio meccanico, sempre eserciterebbero un’influenza immensa sullo sviluppo dell’industria” [Karl Marx, Miseria della filosofia. Risposta alla Filosofia della Miseria del Signor Proudhon, 1969]

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