“(…) Marx distingue chiaramente la lotta economica  – che appare essa stessa scissa in due livelli – dalla lotta politica di classe e sembra ammettere l’esistenza delle classi pienamente costituite solo a livello della lotta politica. Per ciò che concerne la lotta economica tra gli agenti della produzione, tra capitalisti e operai, Marx dice che non si tratta, in questo caso, di lotta di classe e, per ciò che concerne la lotta economica sindacale, parla di “classe in sé”; egli sembra riservare lo statuto di classe per sé, di classe “in quanto tale”, solo alla lotta politica. Il primo punto, concernente la lotta economica, degli “individui” agenti della produzione, può essere facilmente chiarito. Solo nelle opere politiche anteriori al ‘Capitale’ – particolarmente nella ‘Miseria della filosofia’ e nel ‘Manifesto del partito comunista’ – Marx considera la loro lotta come non derivante da rapporti di classe. Si tratta quindi di un periodo in cui Marx non aveva ancora elaborato interamente la sua problematica originale e in cui le conseguenze dell’antropologia economica del periodo giovanile si facevano ancora sentire. Ora, sappiamo con sicurezza dal ‘Capitale’, più particolarmente dal terzo libro, che i rapporti tra individui-agenti della produzione, ossia tra capitalista e operaio salariato così come appaiono nel primo libro o nelle opere politiche in questione, sono fin d’ora rapporti di classe: gli agenti della produzione sono supporti di strutture. Il problema è però più difficile per ciò che concerne la distinzione tra la lotta economica sindacale e la lotta politica. La distinzione, stabilita da Marx con una terminologia hegeliana nella ‘Miseria della filosofia’ del 1847, tra la “classe in sé” e la “classe per sé”, resta un problema ‘costante’ nelle sue opere politiche. Perché Marx sembra ammettere costantemente l’esistenza di una classe “in quanto tale” solo sul piano politico, come è evidente nelle sue ‘ulteriori’ analisi politiche sul proletariato, che esiste come classe solo se è organizzato in un partito autonomo (1), e nelle sue analisi sui contadini parcellari? Ecco quello che bisogna spiegare. Se non si dimentica che questi testi politici, che arrivano fino al 1881, sono anche una riflessione sulle classi in un modo di produzione “puro”, si vede che i diversi livelli di analisi dei rapporti sociali, dati da Marx come momenti della genesi storica, devono essere considerati ‘qui’ come un ‘processo teorico’ di costruzione del ‘concetto’ di classe” [Nicos Poulantzas, Potere politico e classi sociali, 1971] [(1) Fra i tanti esempi che si possono portare, citiamo il primo paragrafo dell’articolo 7a degli statuti provvisori della I Internazionale, redatti da Marx nel 1866: “Nella sua lotta contro il potere unificato delle classi possidenti il proletariato può agire come classe solo organizzandosi in partito politico autonomo (…)” (Marx-Engels, Opere scelte, p. 766); e il seguente passo della lettera a Bolte del 29 novembre 1871: “Ma d’altra parte ogni movimento in cui la classe operaia si oppone come ‘classe’ [cors. di Marx] alle classi dominanti (…) è un ‘political movement'” (Ibidem, p. 943). Possiamo chiarire in questo contesto l’ambiguità della formulazione più volte ripetuta da Marx, secondo la quale ogni lotta di classe – delle classi in quanto tali – è una lotta politica]

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