“Il significato generale del progresso tecnologico è per Marx “(l’) istinto immediato e (la) tendenza immanente del capitale ad aumentare la forza produttiva del lavoro ‘per ridurre più a buon mercato’ la merce, e ‘con la riduzione a più buon mercato della merce ridurre più a buon mercato l’operaio stesso'” (4) e si può dire che questo significato sia rimasto invariato. (…) Di Marx si rammenta, per lo più, che egli ha indicato due meccanismi fondamentali che scatenano la ricerca del plusvalore relativo, chiamando “‘plusvalore relativo’ il plusvalore  che deriva dall”accorciamento’ del tempo di lavoro necessario e dal corrispondente cambiamento nel ‘rapporto di grandezza’ delle due parti costitutive della giornata lavorativa” (5), cioè di quella parte che corrisponde al tempo di lavoro necessario e di quella che corrisponde al tempo di pluslavoro. Questi due meccanismi sono riconducibili alla concorrenza fra capitalisti, e alla resistenza opposta dal capitale alle pressioni sindacali operaie. Circa questo secondo meccanismo, Marx scrive: “La macchina non agisce soltanto come concorrente strapotente, sempre pronto a rendere ‘superfluo’ l’operaio salariato. Il capitale la proclama apertamente e consapevolmente ‘potenza ostile’ all’operaio e come tale la maneggia. Essa diventa l”arma più potente per reprimere’ le insurrezioni periodiche degli operai, gli scioperi ecc., contro l”autocrazia del capitale’… Si potrebbe scrivere tutta una storia delle invenzioni che dopo il 1830 sono nate soltanto come armi del capitale contro le sommosse operaie” (6). L’altro meccanismo che spinge il capitalismo ad aumentare il plusvalore relativo compare come desiderio o necessità di concorrenza nei confronti degli altri capitalisti; esso sorregge l’innovazione tecnologica, e costringe a estenderla quando sia stata già applicata una prima volta. Marx cita: “Se il mio vicino, facendo molto con poco lavoro, può vendere a buon mercato, io devo fare in modo di vendere a buon mercato come lui. Cosicché ogni arte, ogni mestiere od ogni macchina che operi col lavoro di meno braccia, e di conseguenza più a buon mercato, genera negli altri una specie di costrizione o emulazione, o a usare la stessa arte, mestiere o macchina, o a inventare qualcosa di somigliante” (7)” [Laura Conti, Il progresso scientifico-tecnologico in Marx e nel capitalismo maturo] [(in) Critica marxista, Roma, anno 7 n° 4-5, luglio-ottobre 1969] [(4) Karl Marx, Il Capitale, Roma, 1953, I, 2, p. 15; (5) Ivi, p. 10; (6) Ivi, p. 143; (7) Ivi, p. 15 (citato da ‘The Advantages of the East-India Trade to England’, London, 1720]

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