“Comincerò da questo notissimo passo dei ‘Manoscritti economico-filosofici’: “… poiché, per l’uomo, socialista, ‘tutta la cosiddetta storia universale’ non è che la generazione dell’uomo dal lavoro umano, il divenire della natura per l’uomo, così esso ha dato la prova evidente, irresistibile, della sua ‘nascita’ da se stesso, del suo ‘processo di origine’. Poiché è divenuta praticamente sensibile e visibile l”essenzialità’ dell’uomo e della natura, ed è divenuto praticamente sensibile come esistenza umana, risulta praticamente impossibile la questione di un ente ‘estraneo’, di un ente al di sopra della natura e dell’uomo; questione che implica l’inessenzialità dell’uomo e della natura” (1). Da questo passo risulta che, già per il giovane Marx, l’uomo pone se stesso, si autocrea in completa autonomia per mezzo del ‘lavoro’. Il lavoro consente all’uomo di esplicare la propria natura; di porsi in un rapporto essenziale con se stesso (quale natura) e con la natura più in generale. Il lavoro è il mezzo di un essenziale rapporto con l’uomo. Ma poiché il lavoro, l’utilizzazione dello strumento, è possibile solo nel quadro di rapporti ‘inter-umani’, sociali, se ne deduce che l’uomo esplica la propria natura umana solo nella società, che solo nella società l’uomo è in grado di stabilire un reale rapporto con la natura. Nulla trascende la natura e l’uomo. In un altro passo, Marx afferma essere il comunismo il “…ritorno completo, consapevole, compiuto all’interno di tutta la ricchezza dello sviluppo storico, dell’uomo per sé, quale uomo ‘sociale’, cioè uomo umano” (2). Dal che si ricava che l’umanità dell’uomo si realizza e si afferma nella sua socialità. La mediazione tra l’individuo e la società si compie nel lavoro. Il lavoro è al tempo stesso la mediazione tra la società e la natura, il momento di unificazione tra i due termini, il superamento del loro dualismo” [Luciano Gruppi, La teoria della società in Marx] [(in) Critica marxista, Roma, n° 6 novembre-dicembre 1967] [(1) Opere filosofiche giovanili, Roma, Editori Riuniti, 1963, p. 235; (2) Ivi, p. 225 e sgg.]

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