“Dunque, prendendo in esame i modi di formazione storica del sistema capitalistico e la composizione del capitale, suddiviso in ‘capitale costante’ (ossia valore dei mezzi di produzione) e ‘capitale variabile’ (ossia valore della forza-lavoro o somma complessiva dei salari corrisposti dai “padroni” dei mezzi di produzione ai prestatori d’opera), Marx affronta l’esposizione della genesi storica dell’accumulazione del capitale. Non il capitale come disponibilità di una quantità statica ed invariata di mezzi di produzione gli interessa discutere, ma l’accrescimento del capitale stesso, la sua riproduzione: la quale, ben inteso, è la forma stessa, lo stesso modo d’essere del capitale, che non si concepirebbe se non come accrescimento, espansione, e pertanto come propria autoriproduzione. “Siccome il capitale produce annualmente un plusvalore, di cui una parte viene annualmente unita al capitale originario, siccome questo incremento stesso aumenta ogni anno aumentando il volume del capitale già operante, e siccome infine, per lo sprone particolare dell’istinto dell’arricchimento, come ad esempio l’apertura di mercati nuovi, di nuovi bisogni sociali, ecc., la scala dell’accumulazione è improvvisamente elastica in virtù del semplice variare della ripartizione del plusvalore o plusprodotto in capitale e reddito, i bisogni di accumulazione potranno superare l’aumento della forza-lavoro o del numero degli operai, la domanda di operai potrà superare la loro offerta e quindi potranno aumentare i salari”. Questo, annota ancora Marx, “dovrà addirittura accadere”, qualora però – come più sotto corregge – la differenza tra capitale costante (spese d’investimento, mezzi di produzione) e capitale variabile (somma dei salari) non vada crescendo con un ritmo superiore  a quello del reinvestimento del capitale accumulato in capitale variabile, in altre parole qualora le spese per la creazione di posti di lavoro non siano tali da annullare la possibilità di crearne effettivamente di nuovi. “Accumulazione del capitale, – conclude Marx – è quindi aumento del proletariato”” [Aldo Alessandro Mola, L’economia italiana dopo l’unità. Finanza – Accumulazione del capitale – Industria’, 1971]

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