“Anche Tugan-Baranovskij parte, come Bulgakov, dall’analisi marxiana della riproduzione sociale. Anche lui trova in quest’analisi la chiave per aprirsi una via nel groviglio dei problemi. Mentre però Bulgakov, come discepolo entusiasta della teoria marxiana, non si sforza che di svolgerla fedelmente, e attribuisce al maestro le conclusioni cui giunge, Tugan-Baranovskij rinfaccia a Marx di non aver saputo utilizzare a fondo la sua brillante analisi del processo di riproduzione. La più importante conclusione generale cui Tugan arriva in base alle proposizioni marxiane, e che considera la pietra angolare della sua teoria, è che l’accumulazione capitalistica, contrariamente a quanto pensano gli scettici, non solo è possibile nelle forme capitalistiche del reddito e del consumo, ma è del tutto indipendente da questi. Non il consumo ma la produzione stessa è il suo mercato di sbocco. Produzione e sbocco, perciò, si identificano e, l’allargamento della produzione essendo illimitato, è illimitata anche la capacità di assorbimento dei suoi prodotti, lo sbocco. “Gli schemi qui riprodotti dovrebbero dimostrare all’evidenza il concetto fondamentale, in sé elementarissimo, ma inafferrabile per chi abbia una nozione insufficiente del processo di riproduzione del capitale sociale, che la produzione capitalistica è il proprio mercato. Se è possibile allargare la produzione sociale, se le forze produttive bastano a tale scopo, anche la domanda subirà, data una divisione proporzionale della produzione sociale, un corrispondente allargamento, perché in queste condizioni ogni nuova merce prodotta rappresenta un nuovo potere d’acquisto per altre merci. Dal confronto fra la riproduzione semplice del capitale sociale e la sua riproduzione su scala allargata si può trarre la conclusione importantissima che nell’economia capitalistica la domanda di merci è in un certo senso indipendente dall’ampiezza complessiva del consumo sociale: l’ammontare totale del consumo sociale può diminuire e, per quanto assurdo ciò possa apparire dal punto di vista del “sano buonsenso”, crescere la domanda sociale complessiva di merci” (1). E più oltre: “Al termine della nostra analisi astratta del processo della riproduzione del capitale sociale è risultato che, data una divisione proporzionale della produzione sociale, non può esservi produzione sociale eccedente” (2). Partendo da questa premessa, Tugan rivede la teoria marxiana delle crisi, che si fonderebbe sulla sismondiana teoria del “sottoconsumo”: “L’opinione diffusa, e accettata fino a un certo punto anche da Marx che la miseria dei lavoratori, costituenti la grande maggioranza della popolazione, rende impossibile per mancanza di richiesta la realizzazione dei prodotti della sempre crescente produzione capitalistica, è da ritenersi errata. Abbiamo visto che la produzione capitalistica costituisce il suo proprio mercato; il consumo non è se non un aspetto della produzione capitalistica. Se la produzione sociale fosse organizzata secondo un piano, se i dirigenti della produzione avessero una conoscenza piena della domanda e la forza di trasferire liberamente il lavoro e il capitale da un ramo di produzione all’altro, l’offerta di merci, per quanto piccolo fosse il consumo sociale, potrebbe non superare la domanda” (3)” [Rosa Luxemburg, L’ accumulazione del capitale. Contributo alla spiegazione economica dell’ imperialismo, 1968] [(1) Studien zur Theorie und Geschichte der Handelskrisen in England, Jena, 1901, p. 25; (2) Ibid. p. 34;  (3) Ibid. p. 33]

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